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Freedom Flotilla. Termina l’avventura della “Dignité”

Si è conclusa stamane l’avventura della Dignitè, l’unica superstite del blocco navale greco alla Freedom Flotilla2. Abbordata in acque internazionali e portata coattivamente in Israele

ROMA – Stamane intorno alle 10.00 ora locale di Gaza la nave francese Dignité, con cittadini israeliani e internazionali a bordo, è stata intercettata a circa 50 miglia dalla costa di Gaza. Le navi da guerra israeliane hanno chiesto ai passeggeri quale fosse la loro destinazione e se portassero armi. Dopo poco è stata abbordata in modo non aggressivo (l’ordine è partito dal capo di stato maggiore Benny Gantz). La Marina ha dunque preso il controllo della nave, che è stata condotta al porto di Ashdod, in Israele. Qui, i passeggeri sono stati sottoposti ad un interrogatorio da parte delle autorità di immigrazione e posti in stato di fermo con la giustificazione (già utilizzata l’anno scorso con la Flotilla1) della “violazione della legge sull’immigrazione”. Giustificazione che appare del tutto priva di logicità perché, come avvenne per la Flotilla 1 a maggio del 2010, la Dignité è stata abbordata in acque internazionali, cioè a 50 miglia da Gaza e costretta ad approdare ad Ashdod. Si tratterebbe, quindi, al massimo di “immigrazione coatta”, visto che Ashdod è in Israele, e visto che, fino a prova contraria, le acque territoriali, quindi la sovranità, terminano a 12 Km dalla costa, secondo quando recita il Diritto Internazionale. Il governo gazese ha definito l’intercettazione della Dignitè piuttosto come un atto di pirateria, quale si presenta a tutti gli effetti, mentre gli attivisti hanno lanciato un appello al governo francese perché “si assuma le proprie responsabilità e protegga i passeggeri” .

La barca francese aveva lasciato l’isola greca di Kastellorizo, nei pressi della costa turca, intorno alle 20,30 di sabato 16 luglio, puntando in direzione sud dopo aver dichiarato di dirigersi verso Alessandria d’Egitto, e non verso Gaza, anche se era ben nota l’intenzione, come poi è avvenuto, di cambiare rotta verso Gaza. Un’altra nave, l’americana “Audacity of Hope” aveva tentato di salpare a inizio luglio subito dopo il divieto impartito da Atene alla Flotilla, ma era stata bloccata e il suo capitano era stato arrestato.

E’ chiara la strategia mediatica che cerca di mettere in risalto la contrapposizione tra la Freedom Flotilla 1 e la Flotilla di quest’anno. La prima era terminata come ben sappiamo con l’uccisione di 9 attivisti umanitari turchi, la seconda rischiava di essere un duro colpo per l’immagine pubblica di Israele (sia se fosse riuscita ad entrare a Gaza violando il sacro dogma della sicurezza interna, sia se fosse stata fermata a largo di Gaza con conseguenze prevedibili); un’altra strage di attivisti non sarebbe stata tollerata dalla comunità internazionale, così è stata messa in moto la mastodontica macchina della propaganda tramite i canali diplomatici e militari. Ora, la maniera “pacifica” con cui è stata intercettata ed abbordata la Dignitè, non è che parte della strategia israeliana che vuole dare a vedere il suo pugno morbido, tentando di ricostituire la sua immagine internazionale ed insabbiando il vero scopo delle Flotilla: rompere un assedio disumano e denunciare atrocità e violazioni umanitarie di cui la “democrazia” Israeliana ogni giorno si macchia.

Tutto ciò accade mentre i raid sulla striscia stanno conoscendo una nuova escalation (2 morti e dieci feriti in pochi giorni) e l’assedio riprende più duro e minaccioso di prima: domenica scorsa, l’aviazione israeliana aveva lanciato numerosi volantini sulla Striscia di Gaza che intimavano a chiunque di avvicinarsi ai confini entro i 300 metri, pena l’intervento armato dell’Esercito di Difesa.

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