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Alitalia: nuova pagina nera, si dimette il Commissario Augusto Fantozzi

ROMA – La notizia delle dimissioni del Commissario Straordinario Augusto Fantozzi, a seguito della definitiva approvazione della manovra finanziaria, ha suscitato polemiche ma anche preoccupazione per la sorte delle migliaia di lavoratori del gruppo Alitalia oggi ancora in cassa integrazione.

Il Commissario, in una nota apparsa sul sito di Alitalia A.S., ha motivato la sua decisone dichiarando che ha rassegnato le proprie dimissioni nelle mani del Presidente del Consiglio e del Ministro per lo Sviluppo Economico, nel momento in cui è venuta meno la fiducia del Governo nei suoi confronti. La stessa cosa, hanno fatto tutti i componenti dell’Ufficio del Commissario. A determinare il divorzio tra Augusto Fantozzi e Alitalia A.S. è stata l’entrata in vigore dell’art. 15, comma 5, del Decreto Legge del 6 luglio 2011 dove è stabilito che “Al fine di contenere i tempi di svolgimento delle procedure di amministrazione straordinaria [….] l’organo commissariale monocratico é integrato da due ulteriori commissari, da nominarsi con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro dello sviluppo economico […]L’applicazione delle norme di cui ai commi da 2 a 5 del presente articolo non può comportare aggravio di costi a carico della procedura per i compensi che sono liquidati ripartendo per tre le somme già riconoscibili al commissario unico.” Alle dimissioni di Fantozzi è seguita la risposta della presidenza del Consiglio dei ministri, che in una nota, rileva come la norma contenuta nell’articolo 15 del decreto legge sulla manovra economica non concerne specificamente il ‘caso Alitalia’, ma rappresenta un contributo per migliorare l’efficienza e la celerità di tutte le procedure.

 

Secondo Fantozzi, invece, questa decisione tenderebbe a ‘svilire’ l’operato della gestione commissariale. Immediate le polemiche di opposizione e sindacati, il deputato del Pd Giampaolo Fogliardi, ritiene che ”Commissariare il professor Fantozzi e’ una scelta incredibile di un governo che dimostra di non avere alcun rispetto per le migliaia di ex dipendenti Alitalia e soprattutto per un professionista serio, che in questi anni e’ stato garante dei diritti dei creditori in un’operazione su cui Berlusconi e il suo governo si sono giocati la faccia. Ora il governo, se avesse un briciolo di buon senso- continua, il componente della commissione Finanze della Camera, dovrebbe rifiutare le legittime dimissioni di Fantozzi e permettergli  di portare avanti il proprio lavoro per il bene dei creditori, ma anche per l’immagine e la credibilità del Paese” conclude Fogliardi. Francesco Staccioli, del Coordinamento USB Lavoro Privato, intende invece chiarire, che le dimissioni di Fantozzi non devono in alcun modo provocare ulteriori danni ai lavoratori “Ricordiamo – precisa Staccioli – che a quasi 4 anni di distanza dal decreto di commissariamento, nessuno dei circa 20.000 lavoratori ex Alitalia, siano essi licenziati, messi in cassa integrazione o assunti in CAI, ha potuto accedere ad un Euro dei propri crediti e  del proprio TFR maturato, bloccati ancora in una procedura fallimentare senza fine”. Il rappresentante sindacale, precisa inoltre, che non sono state ancora chiarite le eventuali responsabilità dei precedenti amministratori delegati di Alitalia SpA, nominati dai governi di entrambi gli schieramenti, che hanno gestito l’ex compagnia di bandiera italiana negli anni precedenti il fallimento del 2008. “Vale la pena ricordare- continua Staccioli, che questo fallimento ha prodotto danni economici di miliardi di Euro e la perdita di migliaia di posti di lavoro, tutto poi scaricato sulle spalle della collettività, mentre questi amministratori sono usciti con liquidazioni milionarie e la concessione delle manleve da parte dell’azionista di maggioranza. Ci auguriamo dunque – conclude Staccioli – che le dimissioni di Fantozzi non comportino in alcun modo né ulteriori beffa per i lavoratori, i quali non possono accettare altri ritardi nell’erogazione dei loro legittimi crediti, né intralci alle indagini in corso rispetto all’operato delle precedenti dirigenze Alitalia. Il fallimento di Alitalia e la successiva rinascita di CAI hanno già significato una pagina nera per il lavoro in questo Paese per poter accettare ancora danni di sorta”.

Che il fallimento di Alitalia abbia rappresentato uno dei più grandi ‘disastri’ nella storia dell’ aviazione civile Italiana, è un dato drammaticamente vero, come è altrettanto reale che lo stesso modello di Bad Company è stato ‘efficacemente’ attuato su altre aziende Italiane.
Quando a fare le spese di una politica disastrosa, sono sempre e solo le fasce più deboli del sistema, viene da domandarsi se non è il sistema stesso ad essere fallito.

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