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Intervista (im)possibile ad Indro Montanelli

ROMA – Indro Montanelli, in occasione del decimo anno dalla sua “dipartita”, avendo deciso di “fare una capatina” per vedere che aria tira nel Bel Paese ha pensato bene di soffermarsi sugli scenari che da “lassù” non si vedono molto bene, ricordandoci i suoi “pensieri”‼!.

«Ma come è possibile? È ancora qui? E pensare che lo avevo detto già molti anni fa che in Italia a fare la dittatura non è tanto il dittatore, quanto la paura degli italiani ed una certa smania di avere un padrone da servire. Lo diceva Mussolini: “Come si fa a non diventare padroni di un paese di servitori?”, ma che ancora ci sia lui al Governo, e senza avere la maggioranza degli italiani dalla sua, è davvero un’assurdità».
Eppure da quel 22 luglio 2001 di cose ne sono cambiate sulla terra! Le stragi dell’XI Settembre, la circolazione dell’Euro (e tutto quelle che ne è conseguito), la morte di Marco Biagi e l’Italia dei Girotondi, la nascita dell’Ulivo con Romano Prodi e, mentre nel mondo si fanno avanti i nomi di Tony Blair, Angela Merkel, Nicolas Sarközy…Barack Obama…in Italia rimane c’è sempre lui: Silvio Berlusconi! Ed eravamo stati avvisati!
«Io voglio che vinca, faccio voti e faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L’immunità che si ottiene col vaccino».

Ma davvero bisognerà attendere che vada al Quirinale e magari anche al vaticavo?
«La scoperta che c’è un’Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L’Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L’Italia del 25 luglio, l’Italia dell’8 settembre, e anche l’Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l’avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo».

Eppure l’Italia del voto ancora c’è…almeno sembra!
«La democrazia è sempre, per sua natura e costituzione, il trionfo della mediocrità… Noi l’Italia la vediamo realisticamente qual è: non un vivaio di poeti, di santi e di navigatori, ma una mantenuta costosa e scostumata: ma è la sola che riesce a riscaldare il nostro letto e a farci sentire uomini, anche se cornuti…Il bordello è l’unica istituzione italiana dove la competenza è premiata e il merito riconosciuto».

E Berlusconi?
«È il bugiardo più sincero che ci sia, è il primo a credere alle proprie menzogne. È questo che lo rende così pericoloso. Non ha nessun pudore. Berlusconi non delude mai: quando ti aspetti che dica una scempiaggine, la dice. Ha l’allergia alla verità, una voluttuaria e voluttuosa propensione alle menzogne. “Chiagne e fotte”, dicono a Napoli dei tipi come lui. E si prepara a farlo per cinque anni».
Tutti gridano alla dittatura e chiedono le dimissioni ma qui non succede nulla «Viviamo in un secolo di urlatori, in cui anche la crociata contro l’urlo non si può fare che urlando…Il sapere e la ragione parlano, l’ignoranza e il torto urlano…Li conosco e riconosco, quei regimi [di dittatura e di censura]. Ne avverto il passo anche di lontano, e convengo che in Italia il pericolo di vederne arrivare qualcuno c’è. Ma sa quando si realizzerà? L’anno venturo (da Corriere della Sera 26 febbraio 2000) -, dopo la vittoria – che io do per certa – del Polo alle Politiche. Vedrà. La prima cosa che farà Berlusconi, come la fece nel ’94, sarà di spazzare via l’attuale dirigenza Rai per omologarne le tre Reti a quelle sue».

Ma insomma, chi è Silvio Berlusconi?
«Il macigno che paralizza la politica italiana…Berlusconi è il più grande piazzista del mondo. Se un giorno si mettesse a produrre vasi da notte, farebbe scappare la voglia di urinare a tutt’Italia…Berlusconi non è né un politico né un gerarca civile o militare, e non svolge nessuna pubblica funzione incompatibile con l’appartenenza alla massoneria. È un privato imprenditore e cittadino che quando fa una balordaggine (e l’iscrizione alla P2 lo è) la fa a proprio rischio e pericolo…Spero che l’Europa tratti Berlusconi con l’indignazione e il disprezzo che merita».

Ma l’Italia è la culla del diritto‼
«L’Italia sarà anche, come dicono i nostri tromboni universitari, “la culla del diritto”. Ma è anche il sepolcro di una giustizia che, per decidere se un imputato è innocente o colpevole, aspetta il suo certificato di morte che la esenta dal dirlo. Il secondo problema è il reclutamento e la selezione del personale. Come in tutte le altre pubbliche attività, anche nella giustizia c’è un dieci per cento di autentici eroi pronti a sacrificarle carriera e vita, ma senza voce in un coro di “gaglioffi” che c’è da ringraziare Dio quando sono mossi soltanto da smania di protagonismo…. Noi dobbiamo metterci in testa che la lotta alla corruzione la si fa in un modo solo: cambiando gli italiani, non cambiando le classi politiche. Le classi politiche, anche quelle nuove, si corrompono, è inevitabile»

C’è una speranza?
«Sono e rimango convinto che fin quando noi italiani ci affideremo soltanto alla Legge – o, come ora usa chiamarla, alle “regole” –, rimarremo quello che siamo, coi vizi che abbiamo, fra cui quello di accatastare regole su regole al solo scopo di metterle in contraddizione l’una con l’altra per poterle meglio evadere…Una delle eterne regole italiane: nel settore pubblico, tutto è difficile; la buona volontà è sgradita; la correttezza, sospetta. Per questo, le persone capaci continueranno a tenersi a distanza di sicurezza dalla “cosa pubblica”, lasciando il posto ai furbastri (magari bravi) e alle mezze cartucce (magari oneste). Così, purtroppo, vanno le cose in questo bizzarro Paese.

Bisogna forse arrendersi?
«Il fascismo privilegiava i somari in divisa. La democrazia privilegia quelli in tuta. In Italia, i regimi politici passano. I somari restano. Trionfanti…I nostri uomini politici non fanno che chiederci, a ogni scadenza di legislatura, «un atto di fiducia». Ma qui la fiducia non basta; ci vuole l’atto di fede…L’unico incoraggiamento che posso dare ai giovani, e che regolarmente do, è questo: “Battetevi sempre per le cose in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Una sola potete vincerne: quella che s’ingaggia ogni mattina, quando ci si fa la barba, davanti allo specchio. Se vi ci potete guardare senza arrossire, contentatevi».

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