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Berlusconi malconcio tira avanti. Il CdM approva la proposta di riforma costituzionale

I dubbi e le incertezze sconfinano ben oltre le difficoltà della stessa maggioranza

ROMA – Calo di gradimento o meno, Silvio Berlusconi rimane lo stesso. E’ cupo, ed ha ben ragione di mostrarsi preoccupato dal deterioramento del rapporto con quello che per anni è stato il suo fedele alleato. La maschera è la solita, ma un po’ sgualcita; il sorriso non mostra più i mille e più carati. Assicura tutti sul fatto che “non sia un momento delicato” e che il governo non è a rischio. Nel far questo sa bene che l’opinione pubblica ha preso ormai coscienza di un percorso che sta forse per giungere ad una svolta. Resta la fede incrollabile nella propria capacità di saper “gestire gli affari”, e attende il momento per un faccia a faccia con il Senatur. L’affaire Papa non c’entra affatto. Figuriamoci se uno come Berlusconi non costruisce l’alternativa ad un episodio del genere! Il problema è l’autorevolezza dimostrata, l’irriverenza espressa dalla stessa compagine Leghista. Il termometro Padano segna febbre alta, e consiglia Bossi di ritagliarsi una via di fuga che se preclusa porterebbe ad un’involuzione dello stesso partito ed a una perdita di consensi finora costruiti sul radicalismo civico e sulla demagogia. Bossi sa altrettanto bene che le prossime elezioni, anticipate o meno, saranno una corsa ad handicap per il centrodestra. Si dimostra più riflessivo e addirittura, anche se non sembrerebbe, meno spavaldo del Premier.
Silvio Berlusconi ha ben chiara la realtà e si lascia scappare un “siamo nelle mani della Lega che ci tiene sotto scacco”.

 

Una leggerezza?  Suvvia, siamo ancora in presenza dell’uomo che ha gestito a suo piacimento le sorti del Paese negli ultimi 15 anni; cerca anch’egli la sua via di fuga, prova a fidelizzare gli elettori del futuro addossando alla sola Lega la responsabilità per ciò che potrebbe accadere. La tensione è tensione anche per il Cavaliere, specialmente quando si rende evidente la dipartita di Bossi che salta addirittura l’incontro tanto atteso, e auspicato nel corso del CdM che si è svolto questa mattina (venerdì 22, Ndr). Al momento ci è impossibile verificare se la “cataratta” è il vero motivo dell’assenza del suo “gemello politico”, ma sicuramente il fatto non è stato affatto gradito. Gli scudieri del Carroccio capitanati da Maroni, che gode di ampio seguito con relativa ed ulteriore  preoccupazione per il Premier, hanno presentato per l’occasione la bozza di riforma dell’architettura dello Stato. Un argomento per il quale sarebbero pronti a fare i salti mortali. Poche notizie ma sufficienti per individuare nel taglio del numero dei deputati, nell’istituzione del Senato federale e relativa modifica della forma di governo, gli argomenti principali proposti e approvati dal Consiglio. La bozza, firmata da Bossi e Calderoli, è stata sottoscritta dallo stesso Berlusconi.

“Con la riforma dell’architettura istituzionale il governo ha adempiuto a tutti gli impegni presi il 29 settembre. Abbiamo riformato la giustizia, il fisco e ora la Costituzione”, ha dichiarato Silvio Berlusconi, al termine del CdM”.  Si continua a parlare con argomenti demagogici, sorrisi a denti stretti e decisioni frutto della ricerca di un equilibrio interno alla maggioranza. Il fatto che emerge più evidente è rappresentato dal tentativo di imporre una serie di riforme sull’architettura dello Stato che non possono prescindere dall’esser condivise ed ancora prima discusse attraverso un lavoro articolato che coinvolga la stessa opposizione. In questo modo è lecito nutrire anche dubbi seri sulla tenuta democratica della Nostra repubblica. L’attenzione è troppo sbilanciata e concentrata su ciò che la coppia B&B deciderà di fare.  L’esperienza insegna che certi giochi a volte hanno portato a grosse fregature. Chiedersi come sia possibile governare un Paese sulla base di patti, accordi e inciuci è più che legittimo, ma la Gente si sta chiedendo se non sia il caso di capire bene e meglio quello che bolle in pentola.
Tra le tante proposte fatte dal CdM c’è quella sulla norma anti – ribaltone che introduce la possibilità della sfiducia costruttiva da parte della Camera dei deputati all’esecutivo. Il testo del governo prevede infatti che la “mozione di sfiducia con la designazione di un nuovo Primo ministro”, deve essere approvata “da parte della Camera dei deputati a maggioranza assoluta dei propri componenti che sia conforme ai risultati delle elezioni”. Allo stesso modo, nel caso in cui dopo mozione di sfiducia, il presidente della Repubblica si avvalga del suo potere di nominare un nuovo primo ministro, lo fa “sulla base dei risultati delle elezioni”.
La fotografia della situazione è chiara e nitida. Difficoltà e divergenze tra Lega e Pdl sono palesi, ma lasciare che tutto venga ricompattato a suon di pesi e contrappesi all’interno della sola maggioranza sarebbe miopia e suicidio politico. L’Italia si aspetta una reazione ed è logico se non addirittura naturale che questa venga dalle opposizioni. Sempre che esistano vogliano fare il vero interesse del Cittadino.

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