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G8 2001. Un decennale per ricordare e per invocare la democrazia dimenticata

GENOVA – “Loro la crisi, noi la speranza”. E’ lo striscione che apre la manifestazione per i dieci anni del G8 di Genova. In testa al corteo i genitori di Carlo Giuliani e Lorenzo Guadagnucci, una delle vittime della scuola Diaz. In piazza, secondo la stima delle forze dell’ordine,ci sono almeno 10 mila persone.

Imponente ma discreto il servizio d’ordine.Negozi chiusi lungo il corteo. Il G8 del 2001 è “una ferita ancora aperta”-dice Vittorio Agnoletto all’epoca portavoce del Genova Social Forum”per rimarginarla  servono due cose: la rimozione immediata di coloro che sono stati condannati e che, anzichè essere rimossi, sono stati promossi ai vertici delle polizia e dei servizi segreti”.  Agnoletto ha anche auspicato  un vero processo  per la morte di Carlo Giuliani, e ha ribadito il proprio appello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, affinchè lo Stato chieda scusa alle vittime di dieci anni fa.

Ed è proprio attraverso Carlo Giuliani, la giovane vittima diventata il simbolo di quei giorni del 2001,  che è necessario sia fatta verità e giustizia. Sono tantissimi i movimenti e le associazioni che hanno preso parte alla manifestazione, a voler indicare che il G8 del 2001 è ancora vivo non solo nella memoria di chi ha vissuto quei terribili momenti, ma anche delle nuove generazioni. Dietro allo striscione e alle bandiere No Tav della Valle di Susa – che Heidi Giuliani appoggia poichè anche in quel territorio stanno violando i diritti costituzionali, proprio come dieci anni fa a Genova – , sfilano i No Gronda, il movimento che si oppone alla realizzazione dello snodo autostradale genovese, i movimenti pacifisti, Rifondazione Comunista, Sinistra e Libertà e i sindacati. La testa del serpentone attraversa lentamente la città  alla volta di piazza Caricamento, dove si terrà il concerto conclusivo.

Un cosa è certa come dice Lorenzo Guadagnucci, una delle vittime del blitz della polizia all’interno della scuola Diaz : “Il G8 di Genova non è un fatto dimenticato, la gente che è qui oggi invoca un’idea di democrazia molto più ampia e molto più seria”.

“Oggi – precisa il giovane mostrando una cicatrice sul braccio destro – sono qui perchè, a distanza di un decennio, siamo in grado di dire che a Genova ci fu un abuso di potere”. “Sulle violenze non c’è più niente da scoprire  ci vorrebbero solo le scuse dei vertici dello Stato e della polizia, a partire da Gianni De Gennaro, che dovrebbe dimettersi”.

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