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Dall’Ara dei fratelli Bandiera, dopo 167 anni, l’invito all’Unità d’Italia

COSENZA – Il 25 luglio, 167 anni dopo! È la data che accomuna, nel centocinquantenario dell’unità d’Italia, la commemorazione della fucilazione a Cosenza, nel Vallone di Rovito, dei fratelli veneziani Attilio ed Emilio Bandiera, con il giovane caporal maggiore Davi Tobini morto in Afghanistan.

«Una giornata simbolica per l’Italia nella quale i valori della libertà fanno registrare ancora un contributo di sangue» ha detto questa mattina il prefetto di Cosenza Raffaele Cannizzaro,chiedendo un minuto di raccoglimento per militare italiano. L’occasione è stata la celebrazione del 167esimo anno della morte dei patrioti veneziani, nel luogo dove oggi sorge l’ara a loro dedicata alla presenza di tutte le cariche civili, militari e religiose della città dei Bruzi. La deposizione della corona d’alloro, la preghiera ai Caduti ed il “Silenzio” eseguito dai Bersaglieri del Primo Reggimento, hanno introdotto la prolusione dello storico Luca Addante sul contributo che la Calabria, ed in particolare Cosenza ha offerto all’azione risorgimentale. «La prima domanda che si pone lo storico è capire il perché due giovani veneziani siano venuti in Calabria pensando di trovare una terra ribollente di rivoluzione. Forse giocò, nei fratelli Bandiera – ha detto Addante- il mito del calabrese ribelle ma in realtà tutto nacque da un equivoco a seguito dei moti di marzo falliti in un mare di sangue. Non bisogna però dimenticare l’importante contributo che la Calabria ha dato nel fondare le idee risorgimentali con personaggi del calibro di Francesco Salfi o Guglielmo Pepe, che basarono la loro visione sulla coesione nazionale in una patria di “liberi ed uguali”».

«Esprimo grande senso di riconoscenza verso i giovani veneziani dall’animo tanto nobile da farli divenire dei giganti– ha detto il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto-. È importante assumerli da esempio perché questi ideali sono superiori a tutte le visioni egoistiche che spesso la storiografia riporta, perché il contributo di sangue e di giustizia, supera il concetto di legalità».

Una celebrazione non senza toni di polemica che partendo dall’invito del vicepresidente della Provincia di Cosenza,Domenico Bevacqua a «guardare con più attenzione alle politiche per il sud» ha risposto il sottosegretario di Stato, Antonio Gentile ribadendo che «le province sono orpelli, ma è grazie al fatto che si è inteso mantenere questo stato di cose, esse esistono ancora. In Calabria ed a Cosenza, in questa fase difficile del Governo nella crisi generale internazionale, c’è bisogno di aneliti di libertà e ciò deve essere resa in ricordo dei fratelli Bandiera, nell’ambito di quegli stessi ideali a cui si ispira il nostro presidente del Consiglio. Molti giovani oggi scelgono la strada dell’arricchimento facile attraverso la criminalità, e proprio loro devono essere per primi, avvicinati alle Istituzioni. Da questo luogo simbolico per l’unità d’Italia, agli amici della Lega che difendono posizioni corporati viste, diciamo che siamo noi ad avere ragione, all’urlo di “Viva l’Italia oggi e sempre”»

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