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Dopo le accuse del premier irlandese Enda Kenny, il nunzio pontificio richiamato in Vaticano

CITTA’ DEL VATICANO (ROMA) – Il Vaticano ha richiamato il nunzio apostolico in Irlanda, monsignor Giuseppe Leanza. Questa è la prima risposta del Vaticano al durissimo atto d’accusa pronunciato mercoledì scorso in Parlamento dal premier irlandese Enda Kenny. Il primo ministro irlandese aveva affermato che “il rapporto della commissione ha evidenziato il tentativo della Santa Sede di bloccare un’inchiesta in uno Stato sovrano, democratico e Repubblica non più di tre anni fa, non trent’anni fa”. Kenny si riferiva al rapporto della commissione d’inchiesta del governo irlandese sugli abusi ai danni di minori commessi dai preti della diocesi di Cloyne, nel sud dell’Irlanda.

Il nunzio Giuseppe Leanza, la Segreteria di Stato vaticana, e altri dicasteri pontifici dovranno dare una risposta ufficiale alle pressanti richieste dal governo irlandese circa il coinvolgimento del Vaticano nell’insabbiamento di casi di abusi sessuali commessi dai vescovi irlandesi.

L’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin ha respinto le accuse lanciate da Enda Kenny, affermando che nella diocesi di Cloyne, per venire incontro alle richieste della magistratura, sono state addirittura ignorate le norme del 2001, volute dall’allora cardinale Ratzinger, alias Benedetto XVI.
Le norme vaticane, a cui fa riferimento l’arcivescovo di Dublino Martin, sono contenute nel  documento ‘Crimen sollicitationis’, che venne approvato nel 1962 da Papa Giovanni XXIII, dopo la prima edizione di Pio XI (1922), nel quale si ordina l’assoluta segretezza nelle cause di molestie, pena la scomunica, anche per la vittima che avesse la tentazione di denunciare il crimine alla giustizia civile.
Se fosse vero ciò che afferma l’arcivescovo Martin, egli respinse gli ordini dell’allora cardinale Ratzinger, il quale nel 2001, riconfermò la validità del documento che, nella sua lettera ‘De delictis gravioribus’, di  fatto vietava la denuncia dei casi di pedofilia persino alle vittime.
Non ci si meraviglia del fatto che lo Stato vaticano abbia richiamato il suo ambasciatore, visto che Kenny era stato giustamente durissimo sulla complicità del Vaticano con i sacerdoti pedofili
“La vicenda di Cloyne – aveva affermato in Parlamento il premier irlandese – “fa emergere la disfunzione, la disconnessione e l’elitarismo che dominano la cultura del Vaticano. Lo stupro e la tortura di bambini sono stati minimizzati per sostenere, invece, il primato delle istituzioni, il suo potere e la sua reputazione”.
Nel 2009, John Magee, vescovo di Cloyne, nel sud dell’Irlanda, dopo essere stato investito personalmente dall’accusa di complicità e insabbiamento dei crimini di pedofilia accaduto nella sua diocesi, chiese direttamente al papa di nominare un altro amministratore apostolico per la sua diocesi. John Magee è nato nel 1936 in Irlanda ed è stato segretario privato di ben tre papi: Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II e nel 1992 nominato Maestro di cerimonie pontificie.
John Magee, come si dice era ‘uno ben ammanicato’ e con buone conoscenze, peccato che, se le accuse risultassero vere, e da quanto dice il primo ministro Enda Kenny pare non ci siano dubbi, egli si è coperto di un odioso crimine quello di proteggere chi torturava e violentava dei bambini.

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