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Scontri ad Hama: oltre 100 morti. La Gb minaccia l’intervento militare. Ma la Nato frena. VIDEO

DAMASCO – È il secondo giorno di continui bombardamenti nella città di Hama, in Siria. E dopo la diffusione di alcuni video su youtube e le notizie trapelate da abitanti in fuga si teme il peggio. Il timore di uccisioni di massa è più che mai confermato da continue testimonianze di profughi e rifugiati. La pagina facebook Syrian Uprising 2011 Information Centre dirama notizie raccapriccianti. In ognuna si parla di continui scontri con la polizia e di rappresaglie contro i manifestanti. Secondo una prima stima sarebbero 84 le vittime civili nel quartiere di Hamidiyah e più di un centinaio quelle globali, negli ultimi due giorni.

L’Unione Europea ha annunciato nuove misure repressive contro il Governo di Assad. Mentre la Gran Bretagna non esclude un intervento militare come quello in Libia. In una dichiarazione rilasciata all’emittente Radio 4, il ministro degli Esteri Wiliam Hague non ha scartato questa possibilità. Ma la Nato sulla questione frena. Il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Anders Foghb Rasmussen, al quotidiano francese Midi Libre, ha dichiarato che in Siria non ci sono le condizioni: “In Libia conduciamo un’operazione basata su un mandato chiaro dell’Onu. Abbiamo il sostegno dei paesi della regione. Queste due condizioni non sono presenti per la Siria”.     

Le persecuzioni di Assad nei confronti dei manifestanti nelle città Hama, Dayr az Zawr, Al Bukamal and Moadamiyah, hanno portato alla morte di circa 134 persone e al ferimento di diverse decine. Gli ospedali sono al collasso, serve sangue e attrezzature mediche.  La violenza con cui Assad cerca di domare l’ondata di protesta soprattutto ad Hama può essere vista anche come una continuazione di quella stessa repressione fatta dal padre di Assad nel 1982. A dichiararlo è Massimo Campanini, docente di Storia contemporanea dei Paesi arabi presso l’Università L’Orientale di Napoli. In un’intervista di Ernesto Manfrè (Audio Radio Capital) ha detto: “La repressione nei confronti di Hama può essere anche una repressione rivolta contro gli islamici, perché Hama era stata teatro nel 1982 di una terribile repressione che Hafiz al-Asad, il padre di Bashar, aveva scatenato contro i Fratelli musulmani facendo tra le diecimila e le ventimila vittime. (..) Quindi sarebbe interessante per esempio verificare se esistono delle forze di tipo islamico che stanno guidando la rivolta ad Hama e che quindi la soppressione della rivolta ad Hama può essere ancora inquadrata nello stesso orizzonte”.
Ad Hama, riferisce all’Ansa un testimone, la situazione è tesa. “Questa sera, dopo le otto, dopo la preghiera, ci potrebbero essere manifestazioni” ha dichiarato. Poi riferendosi ai morti dei giorni scorsi “erano talmente tanti che sono stati seppelliti nei giardini pubblici”.

 

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