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Abruzzo: la regione dei parchi protetti e delle acque inquinate

Entorococchi ed Escherichia Coli in quantità superiori ai limiti consentiti dalla legge per la Regione dei Parchi. Uno dei polmoni verdi d’Italia sta cedendo il passo alle contaminazioni più ordinarie: sono 365 mila gli abruzzesi senza depuratore.

PESCARA – Presentata ieri mattina la relazione dei risultati di Legambiente Abruzzo sulla campagna Goletta Verde. Il territorio analizzato ha dipinto un quadro nero per l’Abruzzo che risulta essere una delle regioni più inquinate. La quantità di batteri fecali presenti nelle acque di fossi, torrenti, foci e lungo la costa sono infatti il doppio rispetto ai limiti di legge. Nove le aree maggiormente critiche in tutta la regione.

Goletta Verde da sempre ci consente di monitorare l’inquinamento ambientale, in modo da determinare con precisione lo stato di salute delle coste e delle acque italiane, ha spiegato il Presidente di Legambiente Abruzzo Angelo di Matteo che ha aperto la conferenza stampa a cui hanno partecipato anche Antonio Sangiuliano, coordinatore della segreteria di Legambiente Abruzzo, Antonio Mastrostefano, direttore Strategie, Comunicazione e Sistemi del COOU.

Purtroppo anche quest’anno i risultati per la nostra regione sono stati fortemente negativi. La campagna di quest’anno è stata realizzata anche grazie al contributo del Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, di  Corepla, Consorzio Ecogas e Novamont.

Già nel 2007 e nel 2008 era stato segnalato alla regione Abruzzo la necessità di istituire impianti di depurazione per lo scolo delle acque. A tutt’oggi però questi impianti ancora mancano o sono inefficienti e per il comitato scientifico di Legambiente questa è l’unica ragione per cui la campagna di Goletta Verde non si chiude mai positivamente per l’Abruzzo. Una situazione più che grave se pensiamo che ben il 30% del territorio abruzzese è riserva protetta grazie ai suoi 4 Parchi Nazionali che rendono la regione uno dei polmoni verdi d’Italia.

In questo modo i bagnanti ed i turisti non possono mai godere a pieno delle bellezze naturali, ma sono costretti spesso a rinunciare di fare un bagno per la troppa sporcizia presente nel mare. I rischi sono prettamente sanitari, dicono gli esperti che hanno inoltre individuato ben 9 punti critici:

CHIETI

1) San Salvo Marina, Fosso Buonanotte: INQUINATO

2) Torino di Sangro, località Lago Dragoni, Fosso del Diavolo: FORTEMENTE INQUINATO

3) Fossacesia, in corrispondenza dell’Abbazia di San Giovanni in Venere a Fosso San Giovanni: FORTEMENTE INQUINATO

4) Ortona, presso il Fosso Riccio in località di Torre Mucchia: FORTEMENTE INQUINATO

5) Francavilla al mare, presso il Fosso San Lorenzo: FORTEMENTE INQUINATO

6) Rocca San Giovanni, presso il Torrente Valle delle Grotte: FORTEMENTE INQUINATO

TERAMO

7) Silvi Marina presso il Fosso Concio: FORTEMENTE INQUINATO

8) Silvi marina presso il Torrente Cerrano: FORTEMENTE INQUINATO

PESCARA

9) Montesilvano, presso il Fosso Mazzocco in località Santa Filomena: INQUINATO

Le analisi si sono avvalese di paramentri di misura che hanno consentito di classificare le zone come inquinate o fortemente inquinate.

Le zone classificate come INQUINATO comprendono una quantità di Enterococchi intestinali maggiori di 200 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli 
maggiori di 500  UFC/100ml;

Le zone classificate con FORTEMENTE INQUINATO presentano una quantità di Enterococchi intestinali  maggiori di 400 UFC/100 ml e/o Escherica Coli maggiori di 1000 UFC/100 ml

In conclusione la Regione Abruzzo presenta 9 punti critici caratterizzato da alte percentuali di inquinamento microbiologico:

Angelo di Matteo ci tiene a precisare che “Non ci sono solo i nove punti critici evidenziati da Goletta Verde ma anche sei tratti di costa già noti alla Regione per motivi di inquinamento che sono risultati tali anche dalle nostre analisi.  La situazione che emerge sembra fuori controllo. Chiediamo alla Regione ed ai Comuni di risalire alla causa di questo inquinamento per migliorare lo stato di salute del mare abruzzese che costituisce una delle fonti principale dell’economia della nostra regione”.

Ci sono infatti anche altre aree fortemente inquinate e segnalate alla Regione Abruzzo con la delibera 185 del 14 Marzo 2011. Si tratta del Fiume Osento a Torino di Sangro, Torrente Moro a San Vito Chietino, fosso Peticcio a Ortona, Saline a Montesilvano, Tordino a Giulianova, Vibrata a Martinsicuro. Queste zone sono state classificate come non balneabili e permanentemente vietate o non balneabili per motivi sanitari e soggette a misure di miglioramento.

Come sottolinea Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente “la situazione abruzzese riflette purtroppo un’emergenza nazionale a causa della mancata depurazione e dell’inadeguatezza delle strutture esistenti per il trattamento delle acque. Tutto ciò rappresenta un vero e proprio tallone d’Achille per il nostro Paese”.

Infatti, come sottolinea Ciafani, oggi in Italia infatti sono ben 18 milioni le persone in Italia che sono sprovviste di impianti adeguati per il trattamento delle acque. In pratica i sistemi coprono soltanto il 70%. Bisognava adeguarsi alla direttiva europea entro la fine del Dicembre 2005, tuttavia oggi la situazione non è molto cambiata al punto che la Commissione Europea ha aperto l’ennesima sanzione per l’Italia. Eprosegue Ciafani: “Come emerge dalla Gazzetta Ufficiale europea del 29 gennaio 2011, sono 168 i Comuni medio grandi del nostro Paese che non si sono ancora conformati alla direttiva europea per il corretto ed efficiente trattamento dei reflui urbani. Vorremmo tanto che il nostro Paese spendesse più utilmente i soldi pubblici per realizzare fognature e depuratori efficienti, piuttosto che spenderli per pagare inutilmente le inevitabili multe europee che nessuno ci condonerà”.

Una nota anche per gli oli lubrificanti usati per i mezzi di trasporto in mare a terra. Quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati (COOU) è partner della storica campagna estiva di Legambiente. In conferenza stampa è intervenuto anche Antonio Mastrostefano, direttore Strategie, Comunicazione e Sistemi del COOU affermando che: “La difesa dell’ambiente, e del mare in particolare, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”. L’olio usato è ciò che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. “Se eliminato in modo scorretto questo rifiuto pericoloso può danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in mare inquinano una superficie grande come un campo di calcio. A contatto con l’acqua, l’olio usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. Lo scorso anno nella Regione Abruzzo il Consorzio ha raccolto 3.767 tonnellate di oli lubrificanti usati: 1.498 nella provincia di Chieti, 950 a Teramo, 660 all’Aquila e 659 a Pescara”.

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