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Calabria. Frode fiscale sui rifiuti: sequestrati beni per 90 milioni di euro

CATANZARO – Una maxi froda fiscale sul business dei rifiuti è stata scoperta in Calabria dove ieri la Guardia di Finanza di Catanzaro ha sequestrato beni per un valore di 90 milioni di euro nell’ambito di un’operazione che ha interessato diverse regioni italiane. Il sequestro è stato disposto dal GIP del tribunale di Catanzaro, Maria Rosaria Di Girolamo, accogliendo la richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica, Carlo Villani, che dirige le indagini della Guardia di Finanza.

Nell’inchiesta sono coinvolte sei persone accusate di sottrazione fraudolenta di imposte e tra gli indagati figurano anche l’assessore regionale all’ambiente, Francesco Pugliano nella qualità di ex sub commissario delegato per l’emergenza ambientale, e l’attuale commissario per l’emergenza ambientale in Calabria, Graziano Melandri.

L’indagine ha consentito di svelare un sistema complesso che i tre imprenditori, Stefano Gavioli, 64 anni, di Treviso; Loris Zerbin 50 anni, di Campolongo Maggiore (Venezia) e Giovanni Faggiano, 52 anni, di Brindisi titolari della società che gestisce la discarica di Alli di Catanzaro, avevano realizzato per sottrarsi dal pagamento delle imposte, grazie alla costituzione di società collegate alla stessa holding che opera nella gestione dei rifiuti in diverse regioni italiane. Alle nuove società venivano ceduti crediti e le attività da svolgere mentre i debiti restavano nelle vecchie aziende. Ed alle nuove società, pur non avendo le specifiche competenze, l’ufficio del commissario per l’emergenza ambientale ha comunque liquidato ingenti somme di denaro. Secondo le indagini, il meccanismo permetteva di evadere l’imposizione tributaria e ad eludere le pretese erariali mediante la sottrazione fraudolenta delle partite attive patrimoniali della società debitrice, destinata così ad un inevitabile procedura fallimentare.

Nell’inchiesta è coinvolto anche un funzionario dell’Ufficio del commissario per l’emergenza ambientale, Domenico Richichi a cui la Procura contesta, nella qualità di responsabile unico del procedimento della gestione della discarica di Alli (Catanzaro), di aver proposto l’adozione delle ordinanze firmate da Pugliano e Melandri.

Le indagini hanno portato al sequestro preventivo, per un valore complessivo superiore ai 90 milioni di euro, dell’equivalente di beni mobili ed immobili, tra i quali automezzi, società, conti correnti, terreni, edifici, imbarcazioni con una sottrazione indebita alle casse dell’erario, dal 2003 in poi, di decine di milioni di euro.

Di fatto, le stesse società venivano svuotate delle componenti attive, divenendo «Bad companies”, traslandole a favore di altre società «figlie» costituite ad hoc (“Good companies”) utilizzando gli strumenti giuridici della scissione societaria o del conferimento di ramo d’azienda, pur mantenendo eguale oggetto sociale, struttura aziendale, personale dipendente, sede sociale, nonché contratti e appalti in essere. Il meccanismo portava alla liquidazione volontaria che evitata un’eventuale declaratoria di «fallimento» e le connesse responsabilità per reati rientranti nella fattispecie della «bancarotta fraudolenta» e, dall’altro, di eludere il pagamento di ingentissimi debiti, soprattutto di carattere tributario.

L’inchiesta è partita dalla gestione dell’impianto di smaltimento di Alli di Catanzaro, in carico proprio ad una di queste società, e già si sta allargando alla Campania ed in altre regioni italiane dove esistono interessi da parte della holding che opera nel settore. In particolare proprio ad Alli si è assistito all’avvicendamento di ben tre società di capitali, la Slia SpA, Enerambiente SpA e la Enertech srl, riconducibili sempre alla medesima compagine societaria, sotto la supervisione demandata all’ufficio commissariale. Avvicendamento che ha consentito, secondo le indagini, di assicurarsi il conferimento di crediti privilegiati, tra cui quelli vantati nei confronti del commissario delegato, al solo scopo di eludere fraudolentemente il pagamento dei debiti tributari già iscritti a ruolo nei confronti di Slia ed Enerambiente. Per l’accusa, i dirigenti coinvolti dell’ufficio avrebbero avallato il turnover gestionale, disponendo i pagamenti a favore delle società che, di volta in volta, si sono sostituite nella conduzione dell’impianto, nonostante la sussistenza di ingenti debiti tributari iscritti a ruolo a carico della società subentrata. L’accusa inoltre contesta all’assessore regionale Pugliano di aver emesso una serie di ordinanze con le quali ha liquidato alla società Enertech, che gestisce la discarica di Alli di Catanzaro, la somma complessiva di 1 milione e 642 mila euro, la quale l’avrebbe incassata pur non avendo alcuna competenza per la gestione della discarica. Al commissario per l’emergenza ambientale della Calabria, Graziano Melandri viene contestato di aver emesso quattro ordinanze con le quali ha liquidato sempre alla società Enertech la somma complessiva di 1 milione e 335 mila euro.

 

 

 

 

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