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Il morbo della mucca pazza torna a fare paura

 L’agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha vietato negli ospedali del Sud, (Sicilia, Campania, Lazio, Puglia e Calabria) l’uso di 24 lotti di emoderivati della Kedrion, perchè prodotti con sangue di due donatori affetti dalla malattia di Jacob Creutzfeldt. A darne notizia il presidente Pier Mannuccio Mannucci dopo che l’attenzione era già salita a gennaio quando il direttore dell’Aifa Guido Rasi ebbe il sospetto che mancavano alcuni controlli che potessero escludere la presenza di vari virus trasmissibili.

 

 

Il caso è emerso dopo che l’assessorato alla salute della Sicilia ha segnalato un caso sospetto che si riferisce ad un donatore ancora in vita, mentre un altro caso di un donatore, deceduto, è stato segnalato dalla Germania. «In un caso – riferisce la funzionaria Aifa Marisa Delbò – il donatore sospetto, segnalato dall’assessorato della Salute della Sicilia, è ancora in vita. Nell’altro, il donatore, tedesco, è deceduto ed è stato segnalato dal fornitore Drk West. L’immediato divieto di uso dei lotti, disposto il 27 luglio- precisa la Delbò- è a scopo cautelativo, anche se del donatore straniero non si sa ancora se sia affetto dall’encefalopatia spongiforme “umana” o (“meno probabile”) dalla variante bovina più nota come “mucca pazza”.»

I commenti sono giunti immediati. Per il professore Maurizio Pocchiari dell’Istituto superiore di sanità questo caso «è un campanello d’allarme da non sottovalutare » mentre il senatore Ignazio Marino ritiene che nel settore della produzione e diffusione degli emoderivati occorra fare urgentemente chiarezza.

“Se esiste un rischio, pur basso, di contaminazione degli emoderivati, ritirarli è una giusta precauzion- ha commentato il prof. Aurelio Maggio, direttore di Ematologia II dell’Ospedale Cervello di Palermo e Coordinatore Rete Regionale Centri Talassemia per la Sicilia.- E’ vero che è una decisione costosa, e che così si ritirano prodotti che potrebbero anche, invece, non aver alcun problema, ma nel dubbio che possa esserci un rischio è bene che prevalga la tutela del ricevente». Infine il direttore dell’Istituto di Virologia dell’Università di Milano,il prof. Alessandro Zanetti, interpellato da Osservatorio Malattie Rare ha tentato di non fare troppo allarmismo sostenendo che «se non si può dire che il rischio è inesistente va comunque specificato che è davvero un rischio più teorico che reale».

 

 

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