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Obama. “Siamo da tripla A” ma Wall Street non ci crede

NEW YORK – I mercati salgono e scendono. Non importa quello che dice un’agenzia: noi siamo gli Stati Uniti e siamo e saremo sempre un paese da tripla A». Il presidente Barack Obama sfodera l’orgoglio americano e replica, senza mai nominarla, a Standard & Poor’s, nei confronti della quale la Casa Bianca sarebbe furiosa. «Non avevamo bisogno che un’agenzia ci dicesse che serve un approccio bilanciato per ridurre il debito. Era vero la settimana scorsa. Era vero un anno fa. Era vero quando ho preso l’incarico». E incalza: «Non avevamo bisogno di un’agenzia che ci dicesse che l’ingorgo a Washington» sull’accordo sull’aumento del tetto del debito «non è stato costruttivo».

«Il mercato continua a credere che siamo da tripla A – dice- Warren Buffett, che di buoni investimenti sa una cosa o due, ha detto gli Stati Uniti sono da quadrupla A. E io e molti investitori nel mondo siamo d’accordo», aggiunge il presidente ammettendo che «questo comunque non significa che non abbiamo problemi. La buona notizia però è che sono risolvibili e sappiamo cosa fare per risolverli». Obama, a mercati aperti, cerca di rassicurare. Ma Wall Street non lo ascolta e prosegue nella sua giornata nera, con perdite che arrivano al 6%. Il downgrade fa paura e ancora di più si teme una nuova recessione che, secondo gli analisti, potrebbe essere «più dolorosa» di quella del 2008: l’economia è ora più debole di quanto non lo fosse durante la Grande Recessione e un nuovo scivolone rischia di avere un impatto pesante. E questo anche perchè con la cinghia stretta a Washington per le spese, la Fed è sola nel potere aiutare la ripresa ma anche gli strumenti a sua disposizione sono limitati: nel 2008 la Fed ha «tirato fuori dal cappello diversi conigli» ora le opzioni sono poche e – riporta il Wall Street Journal – «nessuna magica». Una nuova recessione «è improbabile» afferma il segretario al Tesoro, Timothy Geithner, secondo il quale i governi e le banche centrali hanno «margini» per aiutare l’economia.

Standard & Poor’s ha deciso il downgrade degli Stati Uniti «non tanto perchè dubita della nostra capacità di pagare il debito, ma perchè ha assistito a un mese di – evidenzia Obama – negoziazioni sull’aumento del tetto del debito, ha dubitato della nostra capacità di agire». «I mercati continuano a ritenere che il nostro credito sia AAA – afferma – Questo non significa che non abbiamo un problema. I nostri problemi sono risolvibili. Dobbiamo ridurre il deficit. Il problema non è la mancanza di piani e di politiche. Il problema è la mancanza di volontà politica a Washington, è l’insistenza a voler disegnare linee sulla sabbia a rifiutarsi di mettere il bene del paese sopra gli interessi singoli e l’ideologia. Questo è quello che deve cambiare». Intanto però la battaglia del presidente e le agenzie di rating, potrebbe essere solo a una tappa intermedia. Moody’s conferma la sua tripla A agli Usa, ma aggiunge: se le prospettive economiche e fiscali si indebolissero significativamente, potrebbe abbassare il voto.

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