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Vasco Rossi e la sua ‘vita (troppo) spericolata’

Se la ricordano più o meno tutti ‘Voglio una vita spericolata’ di Vasco Rossi, no? Quella che faceva: “Voglio un vita spericolata, di quelle che non dormi maiiii, voglio una vita, la voglio piena di guaiiiii”; ebbene, sembra che sia riuscito a realizzare il progetto.

 

In questi giorni sta vivendo la sua estate calda, tra esternazioni contro un collega (il Liga), attacchi di panico che lo costringono a ricoveri, confessioni pubbliche sulle dosi di psicofarmaci che giornalmente ingurgita, prese di posizione in difesa di un indifendibile Red Ronnie, ed infine litigate con un giornalista del Corriere della Sera, il critico Mario Luzzato Felix, che avrebbe, secondo Vasco, interpretato male il suo strascicato verbo a proposito sia del suo supposto rapporto tempestoso con la casa editrice Emi, sia del suo stato di salute.

È chiaro che l’unica cosa che dovrebbe allarmare, o che perlomeno ha la priorità assoluta su tutto il resto, è il suo stato di salute fisica. Si perché alla sua faccia da canaglia, così amata da trent’anni da generazioni di fans, si perdona quasi tutto, o quasi, e nello stesso tempo, logicamente, ci si preoccupa del suo malessere. Ci si preoccupa, e non basta una sana abrasione apotropaica delle sfere esteriori, e forse non basta neppure la smentita del rocker su facebook (“la macchia nera di cui parla Fegiz è una bufala. L’unica macchia nera è dentro la sua coscienza”) per eliminare i timori.

La risposta di Vasco è all’intervista telefonica di Fegiz, apparsa ieri sul quotidiano: “Caro Fegiz, sono Vasco. Da 15 giorni mi stanno rivoltando come un calzino, ma nessuno mi sa dire cosa ho. Solo una macchia nera sopra i polmoni che non pare un tumore. E poi un dolore come se avessi una palla di grasso fra le scapole (…) Dolori terribili fra le scapole. E mentre me ne sto tranquillo un po’ sdraiato e un po’ no, voglio cambiare le regole del gioco nel mondo del rock: voglio essere libero di parlare di cantare di suonare di volare. Chiudere una carriera. Aprirne un’altra. Dici che non ti telefono mai, eccomi qua”.

Anche Marco Alboni, l’amministratore delegato dell’etichetta che dal 1989 cura gli interessi del Komandante, ha qualcosa da dire, a proposito di quanto avrebbe dichiarato Vasco Rossi a Mario Luzzato Fegiz in merito al suo rapporto con la EMI : “Spero una cosa sola: che Fegiz sia stato sveglio mentre Vasco gli parlava.”

Ma questa questione estiva, come le sue litigate con Ligabue, non occupano certo la mente dei suoi veri amici. Più preoccupanti invece le dichiarazioni sulla sua assuefazione agli psicofarmaci. Il Vasco nazionale, con molta ironia, quasi come se il problema non fosse il suo, affida alla rete le sue confessioni: “Un antidepressivo al dì, l’Effexor, da 0,75 mg (è il dosaggio minimo, esiste anche da 150 e da 300mg), un ansiolitico al bisogno, lo Xanax (che ha effetti collaterali molto inferiori a farmaci come il Tavor o il Minias che mi risulta essere usato dalla stragrande maggioranza della popolazione), un complesso vitaminico studiato appositamente per me dopo precisi esami che faccio presso una clinica per la salute, nella quale trascorro una settimana ogni anno e che frequento da vent’anni. Tutto qua!”

Tutto qua? Beh forse qui iniziano i problemi di comunicazione, che, vista la visibilità, lasciano sgomenti per la pericolosità del messaggio. Il Minias è usato dalla stragrande maggioranza della popolazione? Forse c’è un ‘piccolo’ errore. Ma non è tanto il fatto di percentuali sballate che offende il buon senso comune ma il suo dire con tutta tranquillità ciò che gli ‘addetti ai lavori’, che lo seguono nella clinica da ben vent’anni, gli somministrano.

Tutti gli psicofarmaci prescritti a Vasco Rossi hanno effetti collaterali devastanti: il Xanax appartiene alle benzodiazepine e provoca, come ogni sostanza psicoattiva, dipendenza fisica e psicologica, assuefazione, cioè bisogno di aumentare continuamente la dose per sentirne gli effetti, e crisi di astinenza.

Gli antidepressivi come l’Effexor, oltre all’assuefazione, hanno decine di effetti collaterali. Basta leggere i ‘bugiardini ‘allegati alle scatole degli psicofarmaci che parlano degli ‘effetti anticolinergici’: secchezza delle fauci, stipsi, tachicardia, ritenzione urinaria, disturbi della memoria, vertigini, tremore, perdita dell’appetito, nausea, insonnia.
Insomma un bel ‘cocktail della felicità’ che i medici, organicisti – che siano organicisti lo si deduce dal fatto che Vasco non parla di psicoterapia – della clinica a cui si affida il rocker, gli offrono giornalmente.

È inutile ricordare dove si va a finire con questo modo di ‘prendersi cura’ della persona psichicamente sofferente. E Vasco, definendosi un depresso, appartiene a questa categoria.

Ma il tema della psichiatria è un tema difficile da affrontare qui, cercheremo di parlarne a settembre nella nostra rubrica ‘Cronache dal sottosuolo’, accostando la sofferenza psichica alla creatività di persone come Vasco Rossi e di altri e altre come lui che per questo ‘dono degli dei’ ci rimettono la salute mentale; e poi, spesso, anche la vita. E Vasco, che è una persona sensibile ed intelligente, sa che il problema sta lì, altrimenti non parlerebbe di un “prezzo in termini di vita privata che pago molto volentieri”.

 

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