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Va prosciugato l’oceano dei derivati finanziari

Gli Stati e la Bce non possono fare più di quello che hanno già fatto. Per salvare il sistema finanziario internazionale ora c’è bisogno di riforme strutturali: privare di ogni potere le agenzie di rating e togliere di mezzo i derivati e gli altri prodotti speculativi, che intossicano i mercati e servono solo ad arricchire un ristrettissimo numero di persone. Ai danni dei cittadini

ROMA – Chi è oggi il prestatore di ultima istanza, il “lender of last resort”, colui che può “salvarci” dalla più virulenta crisi del debito e delle borse verificatasi dopo la seconda guerra mondiale? Nel 2008 quando il sistema bancario internazionale nel suo insieme era in default furono gli Stati ad intervenire con massicce iniezioni di liquidità a tassi di interessi inesistenti. La Federal Reserve fece scuola stampando centinaia di miliardi di dollari per elargire alle banche “crediti a perdere” e per acquistare Treasury bond a sostegno di un tentativo di rilancio basato sul debito. 

Senza nuove regole e senza un nuovo modello economico, il mix di liquidità – tassi allo 0%, deficit e debito – non è servito a rilanciare la produzione, i consumi e l’occupazione. In Europa la Bce ha seguito le stesse orme. In modi più complicati e contraddittori in quanto l’Europa unita è ancora da fare e manca di una azione federale univoca. Nella sostanza le sue politiche di salvataggio della finanza privata e quelle di stimolo economico sono state simili a quelle americane. Soprattutto nella inefficacia.
La crisi di oggi, però, parte dalla debolezza degli Stati e dalla insostenibilità dei loro debiti pubblici, cresciuti soprattutto per salvare le banche.
Chi può essere allora il “prestatore di ultima istanza” per il debito sovrano degli Stati? Certamente non la finanza privata e le grandi banche che più di altri sono coinvolte nelle speculazioni a breve, in particolare sui titoli di stato.

Alcuni auspicano un salvataggio da parte della Cina e degli altri Paesi con un surplus finanziario. Soltanto degli ingenui possono sperare nell’arrivo di novelli re magi dall’oriente carichi di doni e di oro per comprare titoli di carta. La Cina, invece, ha già messo sull’avviso Washington!
Molti chiedono un intervento risolutivo da parte delle banche centrali. Si illudono che tali istituzioni siano qualche cosa di diverso dagli Stati e che abbiano nei loro caveau qualche pozione miracolosa. La Fed ha già annunciato la sua politica: tassi zero per altri due anni, un altro “quantitative easing” che vuol dire creare nuova liquidità, stampare dollari e acquistare titoli del Tesoro. Lo stesso si vorrebbe dalla Bce. Ma l’attuale Fondo di Stabilità di 440 miliardi di euro è insufficiente a garantire la sicurezza dell’euro. Ci vorrebbero almeno 2.000 miliardi per far sì che l’intero debito europeo si avvicini ai livelli di stabilità di quello tedesco. Se la Bce intervenisse direttamente nell’acquisto dei titoli degli Stati in difficoltà, diventerebbe sempre più la copia della fallimentare Fed. Senza averne i prerequisiti costituzionali.
Sono politiche perdenti che ripropongono delle condizioni già viste. Una maggiore liquidità che diventa la droga dei mercati finanziari e un aumento del rischio di inflazione. Il rilancio economico non è alla base dei loro meccanismi. Anche se simili misure portassero ad un momentaneo stato di calma apparente, rimanendo nel vecchio paradigma, possiamo essere certi che a breve ci sarebbe un nuovo “run” proprio sulla sostenibilità delle stesse banche centrali.
Allora chi può raddrizzare le cose? La politica oppure i mercati? Noi da tempo riteniamo che debbano essere gli Stati sovrani a indirizzare le decisioni e le politiche, a dettare le condizioni e le regole ai mercati. Occorre riprendere con urgenza il percorso mai concluso della grande riforma del sistema finanziario economico globale. Lo si era ritenuto indispensabile dopo lo shock del 2008. Poi le lobby bancarie ci hanno riportato al business as usual.

I governi del G20, degli Stati Uniti, dell’Europa, del Giappone, e anche dei Paesi del Brics, però con un ruolo maggiore, devono ridisegnare il sistema. Occorre togliere ogni autorità alle agenzie di rating. Si può tollerare che le loro valutazioni di tripla A dettino legge sugli investimenti? Che i grandi investitori e i fondi pensione debbano disfarsi di quei titoli che non hanno tale valutazione? Che anche le banche centrali debbano tenerne conto per i titoli portati in garanzia dei crediti concessi? Bisogna inoltre prosciugare l’oceano dei derivati finanziari, a cominciare dagli Otc negoziati fuori dai mercati e tenuti fuori dai bilanci.È indispensabile introdurre da subito semplici ma chiare misure per proibire azioni speculative allo scoperto e altri pericolosi giochi finanziari. Occorre ristabilire un moderno Glass-Steagall Act, cioè la legge bancaria anti-Grande Depressione del 1933 che separava le banche commerciali da quelle di investimento, per evitare che i risparmi siano usati per le speculazioni. E si mandi a casa chi sostiene che bisogna dare credito ai mercati e non alla politica. Chi pretende per la finanza e per la speculazione una libertà assoluta.
Non ci si può sottrarre alla domanda: Chi merita maggiore protezione? Gli Stati, la vita e il lavoro dei cittadini oppure i mercati e gli speculatori?

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