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Donne offese da una società egocentrica. E Marrazzo elogia i trans

ROMA – Arriva l’estate e puntualmente le prime pagine dei media si riempiono di fatti di cronaca a discapito delle donne. Violenze sessuali, abusi, omicidi e se non bastasse ci si mette anche un ex governatore, tal Piero Marrazzo, che addirittura esalta la femminilità dei trans definendola “all’ennesima potenza”.

Anche questo modo di fare giornalismo è “mercificazione”, oggettivazione di una componente umana che diventa strumento per “fare notizia”. Ma quali sono poi i veri commenti che ne scaturiscono? Quali le reazioni? Quali i provvedimenti?. Pochi alla fine o, nel peggiore dei casi nessuno. La società maschilista continua a conservare la sua arretratezza ed in fondo mantiene intatta quella mentalità che porta a giudicare una donna dal suo abbigliamento, dal suo modo di porsi o di essere. E’ sempre la donna, alla fine, colpevole di qualcosa: di essere al posto sbagliato nel momento sbagliato, di aver messo una gonna corta o dei tacchi alti, di avere sfoderato un sorriso di troppo o anche di non aver dato affatto confidenza, di essere rimasta sulla sua. Una sfida continua, insomma, vista dalla parte di chi non accetta la condivisione di una società con le donne, quelle degli altri,è ovvio…le proprie sono oggetti di possesso ed in quanto tali già “sottomesse”. E’ inutile dunque gridare ai “diritti”, richiamando magari vecchi stereotipi femministi o moderni “se non ora quando!”.

 

Dove sono le donne contro le esternazioni di Marrazzo? Dov’è la loro indignazione? Dove sono in difesa delle straniere abusate dai branchi di connazionali, come l’ultimo caso di ieri notte a Roma?. Dove sono i genitori, i padri e le madri, “incazzati” contro le amministrazioni locali perché nelle scuole, nelle strade, addirittura negli ospedali, non c’è alcuna sicurezza?. E dove sono gli assistenti sociali quando una donna, o una ragazza (magari a scuola) manifesta segnali di disagio?. La società è diventata egocentrica. Tutto gira intorno alla “singolarità” e gli episodi ripetuti diventano “singoli”, da non unificare in un contesto di studio generale ed in un intervento capace di sopprimere tali fenomeni. In questo quadro squallido, nel quale emerge l’impotenza di chi vorrebbe vivere in una società rispettosa dell’essere umano in quanto tale, dove ci sia spazio ai sentimenti ed anche al piacere (certamente si) ma in un’ottica di consapevolezza e rispetto, ecco che le immagini delle donne offese si sovrappongono alle beneficiate (coloro che offendono la parola “onorevole” con il loro stesso essere) o a coloro che per scelta e non per necessità, mercificano il corpo divenendo cattivo esempio per le giovani generazioni. La famiglia non può essere lasciata sola e la società “istituzionale”, per prima deve intervenire concretamente. I mezzi e gli strumenti ci sono. Manca solo la volontà.

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