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Libia. Insorti: “La fine di Gheddafi è vicina”

TRIPOLI – La fine di Gheddafi è “molto vicina” e “sarà catastrofica”. E’ quanto ha affermato il leader del Cnt di Bengasi, Mustafa Jalil, nel corso di una conferenza stampa. “Abbiamo contatti con persone dell’entourage del colonnello”, ha dichiarato Jalil – “e tutto lascia intendere che la sua fine sia molto vicina”. Le dichiarazioni di Jalil concordano con quanto trapelato nei giorni scorsi dalla Casa Bianca, che ritiene che il raìs “resisterà fino all’ultimo”, nonostante anche i suoi più fedeli lo stiano abbandonando.

Come l’ex fedelissimo Abdelassam Jalloud che dopo essere fuggito ieri dalla Libia potrebbe addirittura trovarsi a Roma. Infatti Jalloud era partito nella notte dall’aeroporto di Djerba, in Tunisia, ed è atterrato stamani allo scaldo di Ciampino. Ma non è chiaro se l’ex premier libico si sia fermato nella capitale o se l’Italia sia stata solo una tappa intermedia in un viaggio verso altri Paesi.

Nel frattempo mentre gli insorti hanno ormai il controllo su gran parte della capitale più di 10 mila lavoratori stranieri (egiziani , indiani ed africani ) stanno cercando di lasciare Tripoli prima dell’inizio della battaglia per la presa della capitale. Lo riferiscono fonti libiche secondo quanto riporta il presidente del Comai (Comunità del mondo arabo in Italia)) Foad Aodi. Secondo queste fonti la battaglia per Tripoli dovrebbe essere «visto che gli uomini fedeli a Gheddafi stanno distribuendo armi a tutti gli uomini e giovani libici per costringerli a combattere contro i ribelli in arrivo al centro della città».

Insomma tutto sembra essere pronto per quella che i ribelli chiamano la resa dei conti, la battaglia finale.
Curiosa la notizia trapelata dai media locali che parla di un ragazzo diciannovenne il cui compito è diventato quello di scovare e uccidere  i cecchini di Gheddafi appostati sui tetti a Zawiah, città della Libia occidentale a 50 km a ovest di Tripoli. Cappellino da baseball e t-shirt con la scritta ‘Just do it’, Tareg Gazel, 19 anni, sembra un adolescente qualunque, ma non lo è. “Degli informatori ci segnalano la presenza di un cecchino”, spiega il giovane all’Afp . “Ci rechiamo sul posto e lo osserviamo per diversi giorni. Poi ricorriamo a uno stratagemma- racconta Tareg senza voler riferire di quale stratagemma si tratti – . Di notte il compito è piu facile. Attacchiamo una torcia a un cane e quando attraversa la strada, individuiamo da dove vengono i tiri del cecchino. È così che abbiamo preso l’ultimo –  racconta il ragazzo. – Oppure attraversiamo noi stessi la strada –  aggiunge.  – Ma non siamo Seals (le forze d’elite della marina americana) abbiamo solo fortuna”.

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