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Siria. “Crimini contro l’umanità”. Il Consiglio può svolgere un ruolo fondamentale

ROMA – Una riunione d’urgenza della Commissione Onu per i diritti umani sul caso Siria. Questa è la 17esima sessione speciale, la seconda che il Consiglio ha tenuto quest’anno sulla Siria. L’ultima c’è stata il 29 aprile e in quell’occasione venne deciso dall’Alto Commissario per i diritti umani di creare una missione per indagare sulla situazione in Siria.

Dal rapporto sono state confermate violazioni diffuse e sistematiche dei diritti da parte delle forze di sicurezza siriane e militari, tra cui omicidi, sparizioni forzate, torture, privazione della libertà, e della persecuzione. Anche se la relazione ha riguardato il periodo 15 marzo – 15 luglio 2011, vi sono indicazioni che la serie di infrazioni continua ancora oggi.

Navi Pillay, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, ha parlato di emergenza in Siria e dell’importanza di considerare tali repressioni “come crimini contro l’umanità”. Urgono azioni immediate per fermare la repressione delle proteste pacifiche in atto in Siria, ha sottolineato. Il Governo riconosce che circa 1900 persone sono state uccise da metà marzo, ma smentisce le accuse di atti illeciti. “Ad oggi, oltre 2200 persone sono state uccise durante le proteste di massa iniziate a metà marzo (…) mentre oltre 350 persone sono morte dall’inizio del Ramadan”, ha affermato la Pillay. “Cecchini sui tetti hanno preso di mira i manifestanti, gli spettatori che cercavano di aiutare i feriti e le ambulanze”, aggiunge. Altre 39 persone fra giovedì e venerdì sono inoltre morte nonostante le rassicurazioni da parte del Governo di Assad sulla cessazione delle operazioni militari. Vengono poi confermati i tentativi delle forze di sicurezza siriane di nascondere le uccisioni anche attraverso l’uso di fosse comuni.

“Vorrei cogliere l’occasione per richiamare ancora una volta il governo siriano a cessare immediatamente e completamente la repressione delle proteste pacifiche e di garantire il rilascio immediato e incondizionato di tutti i detenuti per la loro partecipazione a manifestazioni pacifiche. Il governo dovrebbe anche permettere il ritorno sicuro e volontario dei rifugiati e degli sfollati interni nelle loro zone di origine in Siria”. La Pillay chiude il discorso ricordando non solo i crimini e le violazioni che lì si stanno ancora compiendo ma l’importanza da parte dell’Onu di sostenere il popolo siriano nella lotta per i diritti e le libertà fondamentali: “Il Consiglio dei diritti umani può svolgere un ruolo fondamentale in tal senso”.

La richiesta di una riunione speciale del Consiglio è partita da una delegazione dell’Unione Europea e dalla Polonia. È stata inoltre firmata da: Austria, Belgio, Botswana, Cile, Costa Rica, Repubblica Ceca, Guatemala, Ungheria, Italia, Giordania, Kuwait, Maldive, Messico, Repubblica di Moldova, Norvegia, Perù, Polonia, Qatar, Romania, Arabia Saudita, Spagna, Svizzera, Stati Uniti d’America e Uruguay. E supportata anche dai seguenti Stati osservatori: Albania, Australia, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Canada, Croazia, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Israele, Giappone, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Montenegro, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Portogallo, Repubblica di Corea, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Svezia, ex iugoslavi Repubblica di Macedonia e il Regno Unito.

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