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Libia. Gheddafi non molla. Tripoli a rischio carneficina tra lealisti e ribelli

TRIPOLI – Ogni minuto, ogni ora che passa sembra sia quella decisiva per mettere fine alla guerra libica.

Invece, il frastuono delle esplosioni e delle raffiche di proiettili rimbombano incessantemente nell’aria, specie dal bunker di Bab al Aziziya,  il presunto rifugio a Tripoli dove si dovrebbe nascondere Muammar Gheddafi. Ma del Colonnello finora non c’è traccia, nonostante il figlio Saif, che non è mai stato arrestato a differenza di quanto aveva affermato il Cnt,   si è mostrato ai reporter dicendo che il padre non solo si trova  nel suo bunker, ma sta addirittura guidando la battaglia.  E sempre Saif ha detto testualmente che l’esercito del Colonnello ha spaccato la schiena ai ribelli, definendo menzogne le notizie diffusa circa la sua presunta cattura. Ennesima propaganda di regime, visto che Tripoli è quasi completamente sotto il controllo degli insorti, i quali hanno occupato anche la piazza Verde  al centro della città. Intanto dal cielo i caccia della Nato continuano a bombardare la zona nei pressi del bunker di Gheddafi, l’ultimo bastione del regime che ancora resiste, mentre a poche centinaia di metri si trovano i ribelli pronti a dare il colpo letale al despota che ha governato la LIbia per 42 anni.

Ma non sarà così facile. Muammar Gheddafi resiste mentre  i ribelli si sono avvicinati ai cancelli del suo compound-fortezza. Poco fa, sostengono gli insorti, esplosioni si sono sentite anche all’interno del complesso. Nella stessa zona orientale della città, sono ripresi anche gli scontri tra insorti e lealisti, con scambi di colpi di armi pesanti. Ormai da oltre 12 ore le zone di Tripoli sotto completo controllo dei ribelli sono senza corrente elettrica. Disagi analoghi si registrano anche vicino a Bab al Aziziya, dove c’è l’hotel Rixos, per mesi alloggio di molti giornalisti internazionali. Secondo le organizzazioni umanitarie inoltre sta crescendo l’emergenza umanitaria. Gli ospedali, denuncia Medici Senza frontiere, rischiano di rimanere senza scorte, mentre aumenta il numero di feriti.

E un altro segnale lo lancia l’organizzazione umanitaria di Amnesty International, secondo la quale gli abitanti di Tripoli rischiano di rimanere «intrappolati» dai combattimenti in corso nella città tra i ribelli e le forze lealiste. È il timore espresso da Amnesty International. Hassiba Sahraoui, vice direttore per il Medio Oriente e il Nord Africa per l’associazione umanitaria, si è detta molto preoccupata  che i civili restino intrappolati nei combattimenti. Durante tutto il conflitto, ha detto Sahraoui alla Bbc, si è assistito a violazioni e abusi nei confronti della popolazione. I timori, spiega, ora  sono accresciuti dai combattimenti in corso a Tripoli, che ha zone molto popolate. Non vediamo nessuna delle due parti occuparsi seriamente della protezione dei civili.

Intanto lontano dalla capitale, i ribelli, secondo la tv al Arabiya, si sono scontrati con un convoglio di militari proveniente dalla città costiera di Sirte (la città natale di Gheddafi), uccidendo decine di soldati fedeli al regime. Dalla città le forze lealiste hanno lanciato ieri tre missili Scud in direzione di Misurata. Non è chiaro se abbiano causato danni o vittime.

Sotto controllo degli insorti anche l’aeroporto di Tripoli e la tv di Stato, nel cui edificio è stata fermata e arrestata la conduttrice che era apparsa in video armata. “Ucciderò o morirò con questa pistola”, aveva detto.

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