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Sallusti se la prende con la prescrizione per Penati. Ma non è un’assoluzione?

ROMA – Come definire la faccia di Alessandro Sallusti in chiave metaforica? Ci sono varie alternative, quella più gentile è definirla “tosta”, “faccia tosta”. Oramai il personaggio ci ha abituato a tutto ma il titolo di oggi del foglio della real casa arcoriana supera qualsiasi immaginazione: “Penati salvato dal gip”. Già, proprio così. Il giudice per le indagini preliminari ha ammesso che esistono gravi indizi di colpevolezza per l’ex collaboratore di Pierluigi Bersani ma i reati sono prescritti e quindi è impossibile proseguire nel giudizio.

Sì, avete letto bene. Sallusti se la prende con il giudice e con la prescrizione dei reati. Ma come? Ma la prescrizione non equivale ad un’assoluzione? Lo annunciò urbi et orbi, dallo scranno del TG1, l’annunciatore minzoliniano a proposito di uno dei tanti processi di Berlusconi in cui il premier fu prosciolto appunto grazie a questo istituto giuridico presente soltanto in Italia!

Questo dice la logica, ma è inutile seguirla nel caso di un personaggio come Sallusti. Perché per lui esistono due prescrizioni: la prima equivale ad un’assoluzione, quando a beneficiarne è il suo datore di lavoro. La seconda, che invece equivale ad un colpevole e truffaldino insabbiamento, è quella applicata al caso Penati. La stessa cosa del garantismo. Lo si adotta quando va in galera un potente (innocente per definizione), mentre per gli studenti in piazza e gli extracomunitari ci vogliono i ceppi e una “condanna severa” con una pena applicata possibilmente prima della sentenza di un giudice.

Ora manca soltanto il titolo del TG1. Come definirà la prescrizione di Penati il grande direttore del principale notiziario berlusconiano? Osiamo immaginare: “Prescrizione per Penati, che così scampa all’ergastolo”. Quando si dice l’equilibrio…

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