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Siria. Altri 12 morti. Picchiato vignettista satirico: “Mi hanno spezzato le mani”

DAMASCO – All’indomani della riunione straordinaria del Consiglio delle Nazioni Unite sul caso Siria gli animi non si placano. Anzi, la delegazione umanitaria dell’Onu è stata “invitata” da Assad ad abbandonare il Paese.  Secondo Lynn Pordoe, vicesegretario generale della delegazione, il presidente Assad non dice ancora nulla sulle violenze commesse contro i civili e continua a parlare solo degli attacchi armati contro l’esercito e la polizia. “La sua incapacità di imprimere un cambiamento nell’azione delle forze di sicurezza rende poco credibili i suoi annunci e la comunità internazionale resta scettica”, ha ribadito.

Assad non ha nessuna intenzione di deporre le armi e aumentano i casi di fosse comuni e di desaparecidos. Secondo gli attivisti per i diritti umani sarebbero più di 2.000 le persone morte per mano del governo siriano. Secondo  al-Jazeera, quattro civili sono stati uccisi dai militari a Dayr az-Zor, nel Centro-Est, e a Duma, nel Sud. Mentre nella notte otto persone, sette a Hama, Aleppo, Idlib e Homs, sono morte per mano dell’esercito. L’ottavo è un camionista turco ucciso da un proiettile lungo l’autostrada verso la Turchia, all’altezza della città di Rastan, a nord di Damasco.

Tempi duri anche per Ali Ferzat, disegnatore satirico, famoso in Siria per le sue vignette contro il governo. L’uomo è stato avvicinato da una banda armata, picchiato e gettato da un auto in corsa nel tratto di strada per l’aeroporto di Damasco. Ha le mani spezzate e non potrà più disegnare. “Non smettevano di colpirmi con calci pugni e bastoni e uno di loro ha detto: colpitelo sulle mani così smetterà di disegnare e attaccare i suoi padroni”, ha dichiarato in ospedale. Il suo sito www.ali-ferzat.com è stato oscurato dal governo e Ferzat è stato più volte minacciato.

A Quriyah, una piccola cittadina ad est della Siria, per mesi focolaio di proteste, questa settimana è stata oggetto di violenti attacchi dell’esercito. Mentre nella provincia di Dayr Az Zawr “almeno 5 martiri sono caduti”, riportano dei testimoni. Si continua a sparare a Damasco, Duma, Qusayr, Homs, Marat al-Numan e in molti luoghi della provincia di Daraa.
Dopo il caso Gheddafi gli attivisti hanno acquisito nuova forza. In Siria si scende in piazza con la certezza che il prossimo dittatore a sgretolarsi sarà proprio Assad.  “Qaddafi is gone, it’s now your turn Bashar”: si sente urlare per le strade. Assad è sempre più solo e anche i paesi alleati fanno fatica ad appoggiarlo. Il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, ha detto che “I leader dovrebbero sapere che possono restare al potere fintanto che rimangono sensibili alle richieste del popolo”.
A chi richiede un intervento armato in Siria l’America risponde chiudendo le porte. Dopo lo stallo in Libia e la recessione economica appare difficile un conflitto militare. Il portavoce del dipartimento di Stato americano, Victoria Nuland, respinge l’idea di armare i ribelli siriani. “Nessuno pensa che portare più armi in Siria sia la risposta giusta in questo momento”, ha detto. “I siriani stessi non vogliamo questo. Ecco perché il nostro obiettivo è fare pressione politica ed economica” ha poi aggiunto.

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