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Lo sciopero dei calciatori, un insulto alla dignità del lavoro

ROMA – Mentre il governo Berlusconi è troppo impegnato per trovare la soluzione al fine di  cancellare o ridurre il contributo di solidarietà, per i redditi sopra 90 mila euro,  – in modo da fare contenti tanti parlamentari e calciatori di serie A che di questo contributo non vogliono proprio saperne –  c’è un dramma in Italia di cui nessuno parla, un dramma che ogni anno fa oltre 1.000 morti. Una tragedia troppo spesso sottovalutata, ed è quella delle morti sul lavoro, chiamate ancora da troppi, ipocritamente e vergognosamente “morti bianche”.

Dovrebbero essere chiamate con il  loro vero nome, cioè omicidi sul lavoro, come venivano chiamate negli anni 60.
Lo so è un termine duro ma sicuramente più realistico.

E mentre i lavoratori continuano a morire, i calciatori sono arrivati a fare uno sciopero, posticipando l’inizio del Campionato di Serie A, a data da destinarsi.
Prima li chiamavano miliardari, oggi milionari: è cambiato il nome, ma non la sostanza.
Questi ricchi  che guadagnano milionate di euro ogni anno, per tirare dei calci ad un pallone, e che quando, chiamati a dare il loro contributo, in una situazione gravissima di crisi dicono NO , farebbero bene a darsi una calmata, perchè chissà, prima o poi potrebbero essere i tifosi a scioperare, lasciando gli stadi vuoti, così di soldi ne prenderebbero molti, ma molti di meno.

Vorrebbero siglato il contratto collettivo come tutti i lavoratori, e che da questo accordo ci sia escluso il contributo di solidarietà e il fuori rosa, e quando leggo ciò mi stupisco, non avevo mai saputo che il “gioco del calcio” fosse un lavoro vero e proprio, non a caso lo chiamano gioco.
A pretenderlo non solo i giocatori dei serie minori, ma i giocatori di serie A, cioè i “professionisti” che con tutti i milioni che guadagnano, anche se smettessero di giocare dopo qualche anno, vivrebbero di rendità a vita.

Mentre chi lavora in fabbrica, nei campi, nei cantieri edili e autostradali, chi fa manutenzione, guadagna un misero stipendio da mille euro al mese per mantenere la sua famiglia, e molte volte non fa neppure ritorno a casa, perchè è morto sul lavoro, perchè nella sua azienda non si rispettavano le minime norme di sicurezza sul lavoro.
E c’è chi, come il Ministro La Russa li difende pure i calciatori di serie A, tanto da dire: “ho visto scioperi politici organizzati dalla Triplice sindacale che avevano assai meno argomenti di quei pochi che hanno i calciatori per scioperare” e continua: “sciopero scandaloso quello della Cgil”.
Tutti gli argomenti sono buoni per questo governo per attaccare la Cgil, che è l’unico sindacato in questo paese che fa ancora quello per cui è nato, cioè difendere i lavoratori.

Cisl e Uil non si capisce più sinceramente che ruolo abbiano, e mi stupisco francamente che i suoi iscritti non se ne siano ancora accorti.
Lo sciopero dei calciatori di serie A è un insulto alla dignità del lavoro!!!
Con tutti i danni che questo Governo ha fatto, tra cui i vergognosi attacchi ai diritti del lavoro e della sicurezza sul lavoro, dopo questa manovra lacrime e sangue, anche molti elettori del centrodestra hanno finalmente aperto gli occhi, tanto che nei sondaggi Pdl e Lega sono in fortissimo calo….ed era anche l’ora!!!
Poi c’è chi come Sacconi che dice: L’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori “non è stato toccato”.

Però nel frattempo nella manovra economica è stato inserito un articolo, che fa si che i contratti aziendali possano derogare ai contratti nazionali, su tutto cio’ che definisce l’organizzazione della produzione e del lavoro fino all’articolo 18, tradotto significa dare liberta alle aziende di licenziare, tranne per i licenziamenti discriminatori.
Come dimenticare poi un decreto molto caro al Ministro Sacconi, cioè il Dlgs 106/09 (decreto correttivo al Testo Unico per la sicurezza sul lavoro), che ha dimezzato, tra l’altro le sanzioni ai datori di lavoro, dirigenti e preposti, sostituendo in alcuni casi l’arresto con l’ammenda, la famosa salva-manager, che è “uscita dalla porta per rientrare dalla finestra”, la proroga di 90 giorni per il documento di valutazione dei rischi per le nuove imprese, l’aumento delle sanzioni (seppur di poco) per i lavoratori, la vergognosa campagna per la sicurezza  del Ministero del Lavoro, che colpevolizzava i lavoratori con uno slogan “Sicurezza sul lavoro, la pretende chi si vuole bene”, come se chi muore o si infortuna sul lavoro non si volesse bene.
Ma io e l’Ing Marco Spezia non siamo stati di certo a guardare e a Ottobre del 2009 abbiamo fatto una denuncia, sia alla Commissione Europea, che al Parlamento Europeo, sulle difformità di alcuni articoli del Dlgs 106/09 rispetto alla direttive Europee.

E dopo 2 anni, il progetto di messa in mora, verrà votato dal Collegio dei Commissari Europei entro il mese di Settembre, cioè, tradotto significa che molto probabilmente la Commissione Europea avvierà una procedura d’infrazione contro l’Italia, per violazione di alcuni articoli della direttiva europea per la sicurezza sul lavoro 89/391/CEE.

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