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Libia. Gheddafi disposto a trattare la transizione di poteri in Libia. Liberati 10mila dissidenti

ROMA – Un portavoce di Muammar Gheddafi – ha affermato oggi la Bbc – ha contattato un’agenzia di stampa affermando che il rais è intenzionato a trattare una transizione di poteri in Libia.

La notizia è stata anticipata da Al Jazira secondo cui il portavoce del regime, Mussa Ibrahim, ha telefonato alla sede dell’agenzia Associated Press (Ap) a New York, affermando che Gheddafi si trova in territorio libico, e che e’ intenzionato a discutere con i ribelli la formazione di un governo di transizione. Secondo Mussa, il Colonnello ha nominato il figlio Saadi ”capo negoziatore”. Il portavoce, identificato dalla voce, ha dichiarato all’Ap – scrive il sito di Al Jazira – ha visto l’ultima volta Gheddafi venerdì, ribadendo però che quest’ultimo si trova in Libia e asserendo di trovarsi anch’egli in territorio libico.

Ma un’altra novità emerge nelle ultime ore: «nel caso di una vittoria sugli insorti, il colonnello libico Muhammar Gheddafi aveva in programma di proclamarsi re o imperatore della Libia» a scriverlo oggi è la pubblicazione As-Sharq al-Awsat edita a Londra, citando un documento rinvenuto da un reporter del Daily Telegraph nell’ufficio del premier libico a Tripoli. Il documento in 8 punti redatto il 15 luglio contiene un dettagliato programma di mobilitazione delle tribù libiche per ristabilire il controllo del regime sul paese. «Quando sarà il momento opportuno, tutti i leader delle tribù e le figure di spicco si riuniranno per proclamare Gheddafi re o imperatore»
Intanto in queste ore la Nato sta bombardando nella parte est di Tripoli, divenuta una città in ginocchio. Consumata da giorni d’assedio e di scontri, senza cibo, energia elettrica, con gli ospedali che non riescono ad accogliere e curare centinaia di feriti. Oggi il leader del Consiglio Nazionale Transitorio, Mustafa Abdel Jalil, ha parlato per la prima volta di ”emergenza umanitaria” nella capitale libica lanciando un appello ”a tutte le organizzazioni umanitarie” affinché corrano in aiuto della popolazione. In una conferenza stampa da Bengasi, Jalil ha lanciato l’allarme. ”Tripoli ha bisogno di medicine, di cure di prima necessità, di materiale chirurgico”, ha sottolineato, precisando che in città mancano anche alimenti di prima necessità.

 

Nel frattempo i ribelli libici, che hanno rigettato al rais le sue proposte,  sperano entro breve di «liberare il mondo dall’insetto» Muammar Gheddafi. Queste le dure parole del colonnello Ahmed Omar Bani, portavoce militare degli insorti, pronunciate in una conferenza stampa a Bengasi. «Noi speriamo che Gheddafi sia sempre in Libia in modo da poter liberare il mondo da questo insetto – ha detto Bani – L’unico modo per venire a capo di questa peste è di costringerlo a pagare per i crimini che ha compiuto in Libia». Più volte il colonnello Gheddafi, in messaggi diffusi dalle reti tv, aveva definito «ratti» gli insorti. Anche questi ultimi, durante la presa di Tripoli, avevano chiamato «ratti» i governativi. E proprio oggi sempre i ribelli libici hanno annunciato  di avere rimesso in libertà – dopo aver assunto il controllo di Tripoli – oltre 10mila prigionieri incarcerati dal regime di Muhammar Gheddafi. Ma, stando al portavoce militare degli insorti, Colonnello Ahmed Bani, mancano ancora all’appello circa 50mila prigionieri.

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