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La Gelmini illustra una “scuola che non c’è”. La Provincia di Cosenza contro i tagli

COSENZA – Non poteva saperlo questa mattina, il ministro Mariastella Gelmini, che mentre nella sala stampa di Palazzo Chigi, si prodigava a dare numeri e buoni auspici sull’avvio dell’anno scolastico 2011/2012, nella sala giunta della Provincia di Cosenza il presidente Mario Oliverio, decideva di darle apertamente battaglia.

«Ci sono le condizioni per un avvio regolare dell’anno scolastico –diceva il Ministro a Roma- Abbiamo completato le procedure necessarie per l’immissione in ruolo per i 66 mila nuovi insegnanti e personale tecnico e amministrativo e abbiamo fatto in modo di garantire un docente in aula fin dal primo giorno, assicurando agli studenti la continuità didattica. La ripartizione geografica delle assunzioni vede primeggiare il Nord con il 48,83%, segue il Sud (29,01%), e il Centro Italia (22,16%). Quanto ai docenti di sostegno presenti nelle aule della Penisola, «saranno 94.430 – precisa Gelmini – il livello più elevato mai raggiunto nella storia della scuola. Numeri – assicura – destinati inoltre a crescere».

Quella illustrata dalla Gelmini è una mera realtà virtuale, perché la situazione reale è ben nota ai dirigenti scolastici, ai docenti e dal personale Ata che da mesi rivendica il diritto all’ascolto denunciando ciò che con va. E questa mattina una delegazione dei precari dell’Ata, sostenuti dal segretario provinciale della Cgil-Flc e dal coordinatore della federazione Gilda-Unams, dopo aver chiesto, nei giorni scorsi, atti ufficiali al dirigente scolastico provinciale di Cosenza, Luigi Troccoli sull’immissione in ruolo del personale, sono stati ricevuti dal presidente della provincia Mario Oliverio che si è detto scandalizzato per la situazione in cui è stata posta la scuola in Calabria e nel territorio provinciale soprattutto.

Nella lettera del 29 agosto scorso, Troccoli rispondendo ai sindacati sostiene che «i dirigenti scolastici hanno presentato richieste per l’assegnazione di 105 posti di collaboratori scolastici ritenuti indispensabili per la funzionalità dei vari plessi in cui sono articolati nonché di 20 posti di assistenti amministrativi» a cui si aggiungono una trentina di assistenti tecnici. Tali numeri vanno oltre quelli riguardanti le immissioni in ruolo e gli incarichi annuali già stabiliti ma senza la loro copertura è evidente il rischio di chiusura di diversi plessi scolastici.

Immediata la reazione del presidente Oliverio che ha scritto al Ministro Gelmini sostenendo che «alla provincia di Cosenza si alza, forte, un grido di allarme. Molte scuole al fatidico trillo della prima campanella previsto per lunedì 12 settembre, potrebbero rimanere chiuse a causa del numero insufficiente di immissioni in ruolo circa il completamento dell’organico del personale Ata. Inoltre alla luce di quanto previsto per le immissioni in ruolo del personale Ata nella regione Calabria, appaiono del tutto ingiustificate le determinazioni assunte per la provincia di Cosenza in quanto si registra una disparità di criteri che la penalizzano.Per questo motivo–conclude Oliverio- si chiedono interventi immediati ed improcrastinabili per addivenire ad una rapida e concreta soluzione di una problematica che investe l’intera società civile cosentina e calabrese».
L’evidenza regionale è legata all’aumento di cento posti di ruolo per le province di Catanzaro e Reggio Calabria a discapito di Cosenza, a cui il presidente Oliverio chiede chiarezza così come alla destinazione dei 7 milioni di euro previsti dal Fondo Sociale europeo che la Regione Calabria aveva deliberato a sostegno delle scuole. Contattato il dirigente dell’Ufficio scolastico regionale, Nicola Penta, Oliverio ha fissato un incontro nel quale chiarire il «traffico di posti», garantire la massima trasparenza al personale ma soprattutto scongiurare la chiusura delle scuole a cui si aggiunge l’enorme disagio che in questi giorni stanno vivendo gli studenti nelle sedi periferiche dove, gli stessi dirigenti scolastici, posti nella impossibilità di costituire le prime classi in base al numero minimo di studenti stabilito dal Decreto, invitano gli stessi a cambiare indirizzo scolastico ovvero città. Questa è la realtà della scuola italiana del sud e non quella illustrata dalla Gelmini.

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