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Libia. La sorte del regime legata alla tenuta di Sirte

TRIPOLI – Proseguono i bombardamenti Nato su Sirte, città natale del colonnello Gheddafi. Il ministro Frattini a radio 24 ha confermato la proroga della missione militare in Libia fino a fine settembre. “Ragioniamo in termini di pochissimi giorni se Sirte cadrà, come io mi auguro, per una resa pacifica entro qualche giorno, cioè entro sabato, sarà il pilastro definitivo della caduta del regime”, ha aggiunto.  E su disposizione del Capo della Farnesina è stata disposta anche la riapertura, dal prossimo primo settembre, dell’ambasciata italiana a Tripoli.

I ribelli si dicono sicuri di sapere dove si nasconde il Rais. Secondo gli insorti si nasconde a Bani Walid, a sud est di Tripoli o nei dintorni della capitale mentre per altri è a Sirte. “Nessuna nazione con un po’ di onore accetterebbe l’ultimatum di un gruppo armato”, ha detto il portavoce del colonnello Muammar Gheddafi, Moussa Ibrahim. E mentre  il colonnello respinge al mittente la resa, richiesta dal Consiglio nazionale di Transizione entro sabato, il figlio Saadi Gheddafi sarebbe pronto ad arrendersi. Secondo quanto riportato dal leader del Cnt, Abdelhakim Belh, all’emittente araba al-Jazeera, Saadi è pronto a consegnarsi, ma in ogni caso non ha nessuna intenzione di lasciare la Libia.   

Quale sarà la sorte del rais è facile immaginarlo ma non prevederlo. Trincerato nel suo bunker segreto non manifesta un attimo di cedimento e spinge il tasto di una guerra civile che ha già fatto 50mila morti in 6 mesi. L’odio e le ritorsioni sono cominciate e i ribelli, adesso i più forti, danno la caccia ai cecchini e agli uomini di Gheddafi. Vogliono ucciderlo. “È un criminale, un fuorilegge, dappertutto nel mondo se un criminale non si arrende è diritto di chi deve far rispettare la legge farlo uccidere”, ha dichiarato il supervisore del Ministero degli interni del Consiglio nazionale di transizione, Ahmed Darrat. “Egli sta uccidendo noi”, ha poi aggiunto. Darrat è la persona incaricata dal Cnt di gestire la creazione del ministero dell’Interno una volta formato un nuovo governo.

Ciò che più preoccupa è la drammatica situazione umanitaria in cui versa il popolo libico. Domani a Parigi, nel corso della Conferenza di sostegno alla “nuova Libia”, convocata dal presidente Nicolas Sarkozy e dal primo ministro britannico David Cameron, si discuterà di sostegno finanziario e diplomatico al nuovo governo rivoluzionario libico. Circa 60 i partecipanti, fra cui Onu, Ue, Nato, Lega Araba e Unione Africana. Fra gli invitati, anche la Cina e la Russia che ancora non hanno riconosciuto il nuovo governo ed erano contrarie all’intervento armato. Saranno presenti il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, il primo ministro canadese Stephen Harper e il cancelliere tedesco Angela Merkel. Gli Stati Uniti saranno rappresentati dal segretario di stato Hillary Clinton.
È andata a buon fine la richiesta della Gran Bretagna di sbloccare fondi libici congelati. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha infatti accettato di sbloccare un miliardo di sterline (1,6 miliardi di dollari circa) in beni libici congelati dalla GB a causa delle sanzioni imposte dallo stesso Consiglio. Berlino punta a scongelare un miliardo di euro e anche Parigi pensa di fare altrettanto.

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