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Manovra bis. E adesso? Finocchiaro: “Una farsa”

ROMA – Sul fatto che  sarebbe presto tramontata la stramba decisione di non far più valere i periodi di naja e di studi per la maturazione del diritto a pensione, dopo però aver incassato le somme anche ingenti pagate dai lavoratori per il loro riscatto, serpeggiava già qualche intuizione fin da quando la notizia era stata diffusa.

Troppo esposta a dubbi di incostituzionalità ed a maree di ricorsi ed impugnazioni per essere preso sul serio il ‘colpo di genio’ partorito dopo ore di riunioni e vertici, tanto che in molti si sono interrogati sulla sua effettiva funzione, trovando una risposta variabile in base al proprio livello di stima nei confronti del Governo. A chi ancora considera l’esecutivo in carica un nemico dotato di astuzia, capacità ed ingegno la proposta è apparsa come un diversivo, come un qualcosa da dare in pasto a giornali ed opinione pubblica, un osso da rosicchiare mentre grandi menti e grandi idee erano all’opera per fare grandi cose.
Per tanti altri invece quella proposta è semplicemente il segnale della riserva che ha smesso di lampeggiare, il tachimetro che segna zero, l’elettroencegalogramma che diviene piatto mentre il cicalino dell’allarme continua a pigolare fastidiosamente.

Ad esempio Anna Finocchiaro, presidente del Gruppo del Pd al Senato dichiara “Quello che sta avvenendo sulla manovra sfiora la farsa ma rimane comunque scandaloso. C’è da gioire per la cancellazione di una norma ingiusta e incostituzionale come quella sulle pensioni ma ora ci troviamo di fronte a una manovra che non esiste”.
La senatrice sottolinea inoltre l’abnorme differenza tra i focosi annunzi, risalenti appena a ieri pomeriggio, e le precipitose ritirate che i colonnelli del Governo stanno manovrando in queste ore: “Ieri sembrava che il vertice di Arcore, atteso come l’oracolo di Delfi dovesse sciogliere tutti i nodi nella maggioranza. Oggi la Lega si rende conto della stupidaggine fatta.”

E sarà pure scontato ma è certamente imperdibile il riferimento che la Finocchiaro fa a quel senso di responsabilità cui era stata richiamata l’opposizione.
“Siamo di fronte a un esecutivo incapace. Dove sono finiti gli aedi degli accordi di Arcore? Ieri dal segretario del Pdl Alfano e dal premier sono venuti appelli alla responsabilità dell’opposizione. Avverto che c’è un limite alla decenza. Visto che resistono norme come quella sul tfr e la tredicesima, chiedo di sapere quando hanno intenzione di rompere il patto che hanno evidentemente stretto con evasori e privilegiati”.

E gli effetti di una maggioranza senza bussola si avvertono anche nelle conclusioni della presidente dei senatori del Pd che si chiede: “Ma ora di che cosa discutiamo in Senato? Come faranno ora , di buco in buco, a far quadrare i conti? Quale altra sorpresa attende gli italiani? Per le 18 di oggi era stabilito il termine per la presentazione dei testi di maggioranza e governo. Se per quell’ora non arriveranno gli emendamenti annunciati, il Pd non discuterà più della manovra in commissione”.

E sull’abisso che divide le riforme strutturali che chiede l’Europa dalle proposte che durano una manciata di ore che fa il Governo interviene il senatore del Partito Democratico Paolo Giaretta, coordinatore delle commissioni economiche del Pd che lancia un allarme: “La drammatica improvvisazione delle proposte della maggioranza rischiano di creare un rinnovato attacco speculativo contro l’Italia”.
“Se le proposte non durano piu’ di qualche ora – prosegue infatti il senatore democratico – e’ chiaro che e’ legittimo non dare alcuna credibilita’ ai propositi di risanamento. Altro che le misure strutturali che giustamente l’Europa ci chiede. Le proposte della maggioranza dimostrano l’incapacita’ d’aggredire la spesa. Il PD ha presentato proposte precise con l’adozione di una revisione generalizzata della spesa pubblica e di un piano industriale per la pubblica amministrazione che porterebbe a risparmi certi che da soli garantirebbero piu’ di 45 miliardi di euro di minore spesa”.

E sulla mancanza di misure di stimolo per l’economia il senatore Giaretta conclude:
”Invece il governo continua a pensare a nuove entrate e sembra tornare in campo un aumento dell’Iva. Ma per fare che cosa? Per coprire la spesa pubblica improduttiva o per sostenere sviluppo e redditi familiari? Perche’ potrebbe esserci un mix positivo: aumento dell’Iva a fronte di una riduzione dell’Irap e di agevolazioni sull’Irpef che agevoli i redditi bassi e le famiglie correggendo gli effetti regressivi di un aumento dell’Iva. Ma questo richiederebbe una capacita’ riformatrice che manca completamente al governo”.

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