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Wikileaks è nella bufera per cablogrammi senza filtri

LONDRA – Wikileaks, il sito antisegreti fondato da Julian Assange, è nuovamente nella bufera. Intere copie del ‘cablegatè, ovvero l’archivio che conta oltre 250 mila cablogrammi riservati della diplomazia USA, hanno iniziato a circolare liberamente in rete. I cablo in questione però non sarebbero in forma redatta: i nomi di collaboratori e informatori sono cioè scanditi nero su bianco.

Il cablo del gennaio 2010 fa i nomi di 23 cittadini e residenti australiani che avrebbero legami con il predicatore radicale di Anwar al-Awlaki, un cittadino Usa sospettato di legami con al-Qaeda. Il ministro della Giustizia Robert McLelland ha definito «incredibilmente irresponsabile
la pubblicazione, ma il fondatore di Wikileaks Julian Assange ha subito replicato da Londra accusando Canberra di aver consegnato 23 australiani all’ambasciata americana, senza alcuna procedura.

Nel documento si raccomanda che 11 di loro siano inseriti nella lista delle persone a cui sono vietati i viaggi in Usa (No fly list), mentre per gli altri 12 si chiede l’inclusione fra i sospetti terroristi da tenere sotto osservazione.
Wikileaks ha subito diramato una nota con cui accusa il quotidiano britannico The Guardian, che per primo l’anno passato ha stabilito un accordo con Assange, di essere responsabile della fuga di notizie.

Un giornalista del Guardian ha reso pubblica una password top-secret per decodificare l’intero archivio dei cablogrammi non redatti in quello che appare un atto di volgare negligenza o malizia – è scritto- Abbiamo già parlato con il dipartimento di Stato USA e dato il via ad azioni legali preventive». Il quotidiano diretto da Alan Rusbridger ha però respinto immediatamente le accuse al mittente. La password incriminata, infatti, era stata segnalata nel libro scritto da David Leigh (capo del dipartimento investigativo del Guardian e autore dell’accordo con Assange) dedicato al dietro le quinte del cablegate e pubblicato nel febbraio scorso. «Dire che questo libro, in qualunque modo, abbia compromesso la sicurezza dei file non ha senso-  ha ribattuto il quotidiano -Ci era stato detto che la password era temporanea, che sarebbe scaduta entro poche ore». Giusto il tempo di scaricare il cablegate sui computer della redazione
A mettere in giro la voce che bastava usare una certa parola per schiudere i segreti restanti del cablegate sarebbero stati «ambienti vicini a OpenLeaks». Intanto Wikileaks ha incoraggiato i suoi fan a scaricare un altro file protetto da password. E il web si è scatenato. L’ipotesi più dibattuta è quella di un video che mostra atrocità commesse dai militari USA in Afghanistan. Wikileaks si è limitato a dire che rilascerà la relativa chiave di accesso «al momento opportuno».

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