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La Manovra: una soap opera

ROMA – Ormai il commento alla manovra si avvia a divenire un rito ripetuto, spesso ripetitivo e qualche volta anche noioso in attesa che arrivi finalmente quella vera, la madre di tutte le manovre, quella che a questo punto potrebbe non contenere nessuna delle proposte finora avanzate.

Nella versione di oggi la Manovra sembra inserirsi un isterico litigio tra le varie anime del Governo e tradisce una serie di spinte discordanti oltre a far trasparire qualcosa in più della atmosfera ben pesante che si deve respirare a Palazzo Chigi.
A cominciare dalla lotta all’evasione che è centrata su un gruppo di provvedimenti che difficilmente resisteranno agli emendamenti del medesimo Governo.
Non tanto per la destinazione ai comuni, quelli che ancora sopravvivranno, degli effettivi introiti della lotta all’evasione ma per quelle norme più invise e più connotate ideologicamente a sinistra.

La previsione della abolizione della sospensione condizionale della pena detentiva, al momento proposta per i mega evasori che evadano oltre 3 milioni di imposte, l’elevazione di un terzo dei termini di prescrizione dei reati fiscali, l’inasprimento delle norme relative alle società di comodo ed a quelle in perdita sistematica,  e la proposta di pubblicare on line l’elenco dei redditi, più che proposte mirate ad ottenere effettivamente una loro traduzione in norme sembrano entrare in un gioco al massacro in cui l’unica parte realmente perdente sarà il Paese.

E non stupisce la freddezza con cui la proposta di manovra, apparentemente ascrivibile in massima parte all’anima tremontiana dell’esecutivo, è stata accolta del Presidente del Consiglio, preoccupato anche solo dei fantasiosi annunci di grandi lotte all’evasione.
E che di fantasie possa trattarsi solleva qualche dubbio anche l’Unione Europea che dice, per bocca di Amadeu Altafaj, portavoce del  commissario Ue agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, “Siamo preoccupati dal vedere un eccessivo affidamento alle misure sulla lotta contro l’evasione fiscale”.

E se Tremonti assicura a gran voce che non ci saranno altri condoni, ma non sono poi tanti quelli che sembrano fare ancora affidamento alle parole del nostro ministro dell’Economia, la credibilità non solo del nostro esecutivo ma del nostro Paese è ridotta ormai al proverbiale lumicino in attesa della ennesima nuova puntata di una Manovra soap opera.

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