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Manovra. Tasse per i grossi patrimoni? Il buonsenso comincia a farsi largo

ROMA – A chi piace la manovra di Ferragosto?  Un bel dilemma ma non poi così tanto strano nel porsi. Siamo in presenza di un governo che ha rinverdito e fatto rinascere un vero scontro di classe.

La forbice della disuguaglianza si è ulteriormente allargata e la classe dirigente del Paese fa finta di niente.  Permette alla stessa UE di dettare condizioni, di esprimere giudizi in casa altrui. Che cosa potremo dunque spettarci da Confindustria? La Marcegaglia – band non lesina aggettivi negativi discordando con la decisione di attingere a misure più incisive verso gli evasori fiscali. Forse qualcosa la incoraggia, e si presume possa essere l’ingordigia di chi non vuole assolutamente toccare i redditi dei ricchi. Lo fa capire bene Cesare Damiano, ex ministro del lavoro ed esponente di primo piano del PD.

 

Forse la sua provenienza torna a farsi sentire e con parole e contenuti chiari esprime il suo pensiero sulla patrimoniale: ” ritengo che se dobbiamo far pagare tutti e non i soliti non ci sia nulla di scandaloso nel prevedere una tassazione per i patrimoni di quel 10% delle famiglie che detengono le maggiori ricchezze del Paese, ovvero quasi la metà. E ritengo che sia giusto anche tassare le rendite al 20% ad esclusione ovviamente dei titoli di Stato, perché sarebbe controproducente, visto che li dobbiamo piazzare sui mercati; e tassare le transazioni finanziarie di natura speculativa che stanno mettendo in ginocchio i mercati”. E’ ciò che Confindustria non vorrebbe, ma che persino Montezemolo e De Benedetti insieme ad altri grossi imprenditori iniziano a digerire. Probabilmente Damiano è più a sinistra del suo segretario o del suo stesso partito, ma comunque non è il solo a pensarla così. Vincenzo Vita, rimasto tiepidamente a difendere l’identità di sinistra in un partito dai mille volti qual è oggi il PD, passa il Rubicone e parla apertamente di misura indispensabile.

 

Nessuna remora a chiamare le cose con il proprio nome e giù con la “patrimoniale”, che considera come passaggio obbligato.  ” E’, infatti, l’unica misura in grado di recuperare in modo strutturale le cospicue risorse di cui il paese ha bisogno per risanare il bilancio e rilanciare l’economia”. Sono diventati eroi pure Montezemolo, De Benedetti, Vito Gamberale o Profumo che si dichiarano a favore della patrimoniale?  Suvvia… Si parla di persone pur sempre intelligenti e ben sanno che se la barca affonda anche Loro ne faranno parte. Meglio uscire dall’impasse oggi e riprendere il cammino domani. In poche parole viviamo una condizione non creata ma sicuramente peggiorata da un governo classista che ha impoverito l’Italia, l’ha ulteriormente divisa e dissanguata. Questo ha fatto si che nel bel mezzo di una crisi strutturale dai contorni immaginabili da tempo, non fossimo preparati a costruire un argine adeguato. (Ammesso che si possa parlare di arginare qualcosa che probabilmente ha raggiunto la soglia limite tanto da suggerire l’alternativa ad un sistema socio-economico ormai dilaniato). In questo contesto parlare di patrimoniale non è più tabù, ma lecita strada che riequilibrerebbe la situazione. Come dice Damiano si tratterebbe di applicare una tassazione per i patrimoni di quel 10% di famiglie che detengono le maggiori ricchezze del paese. Un golpe? Una rivoluzione?  O forse un modo per ristabilire la normalità visto che questi grossi patrimoni sono frutto di logiche finanziarie nate da privilegi e politiche ad hoc!

Tremonti e il governo sono come si suol dire come un gatto tra i “ciottoli”. Non sanno a che Santo votarsi, visto che i soli Santi che conoscono sarebbero intoccabili. Lo ha ben compreso la Cgil e ancora di più la Fiom che non abbassa la guardia. E perché mai dovrebbe con un governo che ogni giorno cambia obiettivi e direzione? Ormai sono troppe le volte che anche da queste colonne si richiama alla necessità di dar vita a una nuova stagione politica. Ma come sempre accade da un pezzo di tempo a questa parte, le mille vite di un Berlusconi mago dell’illusionismo fanno uscire dal suo cilindro magico qualcosa che ci riporta indietro. Ecco perché la Fiom insiste sullo sciopero del 6 settembre. Le ultime paventate correzioni alla manovra non prevedono comunque la cancellazione dell’articolo 8 proposto da Sacconi. Si parla ancora di aumentare l’Iva, così come di altri tentativi disperati pur di non intaccare i patrimoni dei più abbienti. La Fiom si rivolge ai movimenti rilanciando una mobilitazione su temi unificanti. Tra questi il concetto di “bene comune”. Landini non si nasconde e lancia l’invito a considerare come bene comune lo stesso contratto unico nazionale dei lavoratori.  Parliamo di un sindacato che lancia un importante assist per la politica. Vedremo se questa saprà coglierlo. Il momento è questo, non ci sono dubbi.

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