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Tbc al Gemelli. Il tar richiede sul tavolo regionale gli atti

ROMA – Sul caso di contagio da Tbc nel reparto di neonatologia del Gemelli, Il Tar del Lazio è stato chiaro, la Regione ha 15 giorni di tempo per depositare tutti gli atti relativi all’istituzione del Tavolo di coordinamento, compresi i verbali dell’attività di quest’ultimo, “da cui si possa evincere l’individuazione dell’arco temporale dell’indagine relativa al contagio della tubercolosi all’interno del reparto di neonatologia del Policlinico Universitario Agostino Gemelli”.

La Codacons chiede ha richiesto il blocco dell’attività dell’organismo che viziata benché viziata da un “conflitto di interesse”.  Ad ogni modo il 28 settembre ci sarà la trattazione collegiale in camera di consiglio.

Nel decreto emesso dalla III sezione quater del Tribunale amministrativo regionale-si legge- in seguito all’audizione, davanti al consigliere delegato Giuseppe Sapone, di Carlo Rienzi, presidente del Codacons e firmatario del ricorso in cui si contesta la composizione della commissione d’indagine nominata dal governatore del Lazio, Renata polverini, e dei rappresentanti dell’Avvocatura dello Stato. “La nostra richiesta – ha spiegato Rienzi all’uscita dall’audizione – è che venga fermata l’attività del Tavolo di coordinamento e che quest’ultimo, come per altro previsto dalla Regione al momento dell’apertura dell’inchiesta sul caso Tbc, venga sostituito con una commissione di esperti esterni alla Regione, in particolare provenienti dall’Istituto Superiore di Sanità che – ha concluso il presidente del Codacons – è competente in questi casi”.

In particolare, il Codacons sostiene l’illegittimità dell’organismo regionale d’inchiesta perché, come scritto nel ricorso al Tar: “Emerge il conflitto d’interesse generato dal fatto che la stessa, così come composta, non potrà esercitare i poteri conferiti in modo del tutto autonomo”. A rafforzare la propria tesi i ricorrenti sottolineano il fatto che gli stessi componenti della commissione sono “dipendenti da strutture sanitarie regionali il cui operato è controllato dalla stessa Regione”. Pesa inoltre, secondo il Codacons, la mancata previsione di una rappresentanza degli utenti.

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