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Libia. La resa di Bani Walid. I figli del Colonnello in fuga, ma il Rais non c’è

TRIPOLI – I ribelli libici sono pronti ad entrare a Bani Walid, a circa 180 chilometri a sud-est di Tripoli, una delle ultime roccaforti in mano ai lealisti del colonnello Gheddafi. Abu Sanif Ghaniya, uno dei ribelli che assediano la città, parlando ad Al Jazeera ha detto di aver raggiunto un accordo per la resa con i leader tribali della città. Bani Walid, ha aggiunto, farà presto parte, senza ulteriori scontri, della aree controllate dai ribelli.

Ieri il presidente del Consiglio Nazionale di Transizione aveva ribadito che l’ultimatum alle roccaforti ancora in mano ai pro-Gheddafi scade solo sabato prossimo, ma un comandante locale dei ribelli aveva preannunciato per oggi la “scadenza del termine per Bani Walid”. Dalla cittadina  ieri sarebbero fuggiti 3 figli del raìs. Si tratterebbe –  sempre secondo quanto diffuso da The Guardian –  di Mutassim, Saadi e Saif al Islam. Il quotidiano britannico sostiene che, secondo fonti degli insorti, i tre rampolli del rais avrebbero deciso di allontanarsi dopo aver visto sventolare in città alcune bandiere della rivoluzione, un segnale questo che almeno parte della popolazione è ormai dalla parte dei ribelli. Secondo alcuni leader militari del Cnt nella vicina Tahouna, ieri pomeriggio a Bani Walid sono stati notati movimenti anomali, con alcuni convogli lealisti che lasciavano la zona. Di questi pare facessero parte anche diversi elementi delle Brigate Khamis, il corpo di elite che era guidato da un altro dei figli di Gheddafi che si ritiene sia stato ucciso una decina di giorni fa. Il portavoce del rais, Moussa Ibrahim, ha ieri detto all’agenzia Reuters che Bani Walid resisterà e che la potente tribù dei Warfalla, una delle più importanti del paese, ha confermato il suo appoggio al colonnello.

Nel frattempo Mohamed Ahmed El-Mshai, responsabile militare dei checkpoint di Tripoli sotto il comando di Milod El-Foghi, è stato catturato  dai ribelli nei dintorni della capitale libica. “È un assassino, ha mandato in prigione migliaia di persone molte delle quali sono state poi torturate”, afferma il capo del gruppo di insorti provenienti da Zintan che ha catturato il militare del regime. E proprio sul tema degli arresti Human Rights Watch ha chiesto ai ribelli libici di porre fine ai fermi arbitrari e agli abusi ai danni dei lavoratori immigrati africani e dei libici di colore accusati di essere stati mercenari al soldo del colonnello Gheddafi. Nella passata settimana le forze ribelli a Tripoli hanno condotto una serie di arresti di massa di persone provenienti da vari Paesi africani come il Ciad, il Sudan, il Niger e il Mali. L’organizzazione umanitaria ha chiesto al Consiglio nazionale transitorio che ora governa il Paese di rilasciare quanti vengono detenuti solamente in base al colore della loro pelle.

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