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Le pene dei “penati” di Penati

RAVENNA – Seguendo la vicenda giudiziaria che vede implicato Filippo Luigi Penati, non si può non cogliere una mastodontica differenza tra il suo comportamento – pur non sempre e quantunque non da subito – limpido e conseguente e quello di altri suoi “colleghi” , del suo e dei partiti altrui, coinvolti in vicende simili di corruzione politica.

Si potrà obiettare – ripeto – sia la non tempestività della decisione di auto sospensione dal partito e dal “gruppo” consiliare al “Pirellone” sia, ancora di più, la sua permanenza in consiglio regionale della Lombardia come deputato regionale iscritto al “misto”, ma come non evidenziare la “differenza”, appunto, con il comportamento di altri sedicenti politici (?) a cui neanche le sentenze di primo e secondo grado passate in giudicato riescono a separare i culi dagli scranni di velluto.

Non si tratta, certamente, di mettere in discussione la presunzione d’innocenza che vale fino alla verifica formale che la Cassazione pronuncia sugli altri due gradi di giudizio (verifica, ribadiamo, dell’esatta osservanza e dell’uniforme interpretazione della legge e non, come affermano i “costituzionalisti del premier”, ulteriore grado di giudizio) ma è indiscutibile che, procedendo di questo passo: grazie al combinato disposto dei geologici tempi della giustizia nostrana; della legge elettorale definita “Porcellum” dal suo stesso estensore nonché, dell’alta produzione di indagati dovuta all’inesauribile vitalità del corrotto sistema economico nazionale, corriamo seriamente il rischio di avere, nel prossimo Parlamento – che nonostante tutto si farà – più deputati inquisiti che specchiati servitori dello Stato; più parlamentari in odore di “galera” che filosofici protagonisti della vita pubblica nazionale.

E, nello stesso tempo, non si può non osservare che, continuando con questo andazzo, il nostro sistema politico è destinato ad assomigliare sempre più alle dittature militari sudamericane degli anni 70 che non alle moderne democrazie occidentali. Per cui, alla fine, ci sarebbe veramente poco da stupirsi se i “mercati non si fidano”; se la “speculazione attacca il sistema Paese” e, soprattutto, se “i risparmiatori”, attaccati dalla crisi economica, si riprendono i soldi per sostenere i precari redditi dei propri figli e nipoti.

Per questi motivi, e solo per questi, è importante sottolineare le differenze che il povero Penati, con il suo comportamento ha evidenziato e messo in atto anche se, nutriamo il sospetto che lo stesso sia il frutto più dell’ancestrale culto dell’antica religione romana, insito nella sua casata che non di una vera e propria presa di coscienza della gravità della situazione.

Quale che sia, però, il vero motivo, rimarrà pur sempre il rammarico collettivo che tutti gli altri politici: indagati, inquisiti, rei confessi e giudicati non avendo “penati” familiari da tenere buoni e a cui votarsi, continueranno impuniti a rimanere al loro posto magari battendosi, in prima fila, per l’abolizione dell’articolo 18 o il prolungamento della vita lavorativa visto che, di far pagare gli amici degli amici: evasori fiscali, evasori di condoni, rentier detassati e impenitenti non se ne può proprio parlare.

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