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Non arrendiamoci: No a questa manovra

Che questa manovra fosse confusa ed ingiusta erano stati in tantissimi a dirlo. Che inoltre fosse anche insufficiente ora lo dicono anche i mercati. Nella giornata di ieri infatti, oltre a registrarsi un altro lunedì nero per le borse del vecchio continente, si è registrato il rialzarsi dello spread.

La differenza tra i rendimenti del Btp italiano e dell’omologo titolo di emissione tedesca è tornato ad alzare la testa oltre i 380 punti base, ovvero il 3,80 per cento, prima di ripiegare intorno ai 350 punti.
In tarda mattinata il rendimento del Btp decennale si è attestato intorno al 5,50% annuo per il titolo con scadenza a settembre 2021, ed al 5,65% per il nuovo benchmark con scadenza a marzo 2022.
Ed oltre a preoccupare il dato in sé, fa tremare i polsi se lo si accosta a quello greco, altro dato che gira poco sotto i massimi ma facendo comunque registrare lo sconvolgente valore di 1.752 punti. Con uno spread così elevato Atene è costretta a retribuire chi le presta dei soldi con tassi di interesse che sfiorano il 20 % annuale, vanificando ogni tentativo di sanare i conti pubblici greci.

Tra chi sta peggio di noi il Portogallo ha lo spread a quota 891 punti base (deve offrire l’8,91 per cento annuo in più) e l’Irlanda a quota 680, mentre tra chi sta meglio troviamo la Francia ad appena – senza virgolette – 80 punti e la Spagna che paga uno spread di ‘appena’ 328 punti base. Proprio la Spagna, quella nazione che doveva fallire molto prima di noi, potrebbe indicare la strada al nostro Paese visto che è guidata da un presidente del consiglio che per il “bene del Paese” ha messo in piedi provvedimenti seri senza perdersi in spot ed inutili chiacchiere ed ha, soprattutto, presentato le sue dimissioni. Nelle elezioni del prossimo novembre Zapatero ha più volte annunziato che non si ricandiderà e mentre la Spagna si sta faticosamente rimettendo in piedi noi coliamo a picco sotto la guida di un esecutivo che, sostanzialmente, si rifiuta di abbandonare i comandi, adducendo ogni sorta di scusa e ci propina a scadenza ormai settimanale un nuovo progetto di manovra salvamondo.
Progetti a cui non credono i cittadini, non credono i mercati ed a cui, purtroppo, sembrano non credere più neanche gli estensori.

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