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USB annuncia :“ Staremo col fiato sul collo alla manovra”. 12 settembre presidio a Montecitorio

ROMA – La rabbia e l’indignazione popolare che in queste ultime ore hanno caratterizzato le piazze più importanti del paese  necessitano di un’attenta  riflessione.

Le mobilitazioni sono partite il 5 settembre con il presidio alla borsa di Milano, per poi allargare il fronte del dissenso nella giornata di sciopero del 6 settembre, organizzata dall’USB e dal sindacalismo di base. A Roma, piazza Navona è stata teatro di protesta per oltre 24 ore. Un’assemblea permanente ha presidiato la piazza romana, organizzando una vera e propria tendopoli sotto i palazzi del potere. Al presidio degli indignati oltre all’USB erano presenti i movimenti che in questi ultimi mesi sono impegnati nel sociale, sui territori e per il diritto all’abitare, spezzoni del resto del sindacalismo di base e pochissime forze politiche. Tanti i cittadini  e gli studenti che si sono uniti alla mobilitazione. Molti i lavoratori stanchi dell’inutilità di quella parte del sindacato ‘collaborativo’, delusi anche dalla Cgil, che  “prima firma l’Accordo del 28 giugno e poi scende in piazza contro l’articolo 8 della manovra, che favorisce la possibilità di licenziamento nelle aziende private tramite accordi sindacali, cancellando, di fatto, l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori e i contratti collettivi nazionali”. Uomini e donne amareggiati dai partiti della minoranza parlamentare che  si piegano di fronte  alla dura legge dei mercati. Il dato che più spaventa è che la manovra oltre a risultare iniqua, appare debole in tutto il suo impianto.
L’USB in questi giorni ha parlato spesso, nel suo progetto di contrapposizione, oltre alla tutela dei diritti dei lavoratori e dei ceti deboli, di concetti quali nazionalizzazione delle banche e delle grandi aziende strategiche, d’ inserimento della super-patrimoniale e cancellazione del debito.

Il sindacato sente  soprattutto la responsabilità di contrastare un meccanismo che sta aprendo sempre di più la spaccatura tra i ricchi e poveri. Forse è questo il motivo che ha spinto in questi giorni tanti cittadini a partecipare ai presidi organizzati. L’ Italia dei lavoratori, dei precari e dei migranti, sente il bisogno di un progetto globale che tenti di rimettere al centro del dibattito il rilancio di un paese che sembra andare verso una deriva economica oltre che politica.

Il 6 settembre l’organizzazione sindacale aveva annunciato che lo sciopero era il punto di partenza per un programma politico di contrapposizione alla manovra varata. I presidi organizzati in queste ultime ore testimoniano la volontà di USB di andare avanti.
Il prossimo appuntamento è per lunedì 12 settembre alle 15:00 per un nuovo presidio in piazza di Monte Citorio, in concomitanza con i lavori della Camera “contro la macelleria sociale in atto- annuncia l’USB – staremo col fiato sul collo alla manovra”.

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