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Bentornati a scuola: l’anno scolastico inizia nel caos più totale

ROMA – L’avvio dell’anno scolastico 2011/12 si preannuncia decisamente caldo e movimentato. La cura Tremonti non ha permesso un inizio delle lezioni sereno, e la politica fallimentare della Riforma Gelmini continua a dare i suoi frutti.

Oggi il rientro in aula ha interessato circa 4 milioni di studenti italiani: si sono riaperti infatti i cancelli delle scuole in 13 regioni. Da domani gradualmente il rientro a scuola riguarderà 7 milioni 830 mila alunni.

‘Ordine ed efficienza’. Se questo è quanto ci si auspicava per questo inizio di nuovo anno scolastico siamo proprio sulla strada sbagliata. Eccoci infatti ripiombati in un ennesimo, disastroso anno scolastico che esordisce all’insegna della confusione più totale, tra insegnanti provvisori, caos nelle nomine e nelle graduatorie (rinnovate solo lo scorso sabato), aule stracolme, fondi dimezzati, caro libri e accorpamenti di Istituti (soprattutto al Sud). Il tutto poi ‘arricchito’ dal problema di scuole totalmente fatiscenti, soprattutto – di nuovo – al Sud, a conferma dell’esistenza di due Italie. Alcuni istituti (siciliani e calabresi) giorni fa hanno dichiarato di non riuscire nemmeno ad acquistare banchi e sedie a sufficienza per tutti gli alunni. Ma anche a Roma in realtà la situazione non è tanto migliore. All’istituto comprensivo Alberto Manzi, quest’anno mancano all’appello oltre 50 sedie, e i bambini, di elementari e medie, sono costretti a utilizzare sedie d’ufficio e poltroncine ‘rubate’ alla sala insegnanti.

Inoltre c’è il problema del tempo pieno: alle elementari un milanese avrà circa duemila ore di scuola in più rispetto a un siciliano. A tutto ciò aggiungiamo anche che molte scuole saranno senza preside a causa del dimezzamento dei dirigenti, che alcuni dirigenti saranno costretti a seguire due scuole in seguito agli accorpamenti tra istituti sottodimensionati e infine che con la sforbiciata dei fondi che arriveranno alle scuole, di circa il 38%, una serie di attività e servizi aggiuntivi dovranno essere pagati dalle famiglie.

Sufficienti ragioni per far sì che l’anno scolastico riparta tra le proteste degli studenti, degli insegnati, flash mob e sit-in diffusi in almeno 30 città. Davanti al Ministero dell’Istruzione oggi a partire  dalle 12.30 è iniziato un sit-in di professori di Latino e Greco. Gli insegnanti sostengono infatti che le politiche del governo “stanno portando alla quasi totale estromissione di questa categoria di docenti dall’insegnamento delle materie letterarie”. 
C’è poi il problema dei tagli sugli insegnati di sostegno che riguarda gli studenti disabili. Le norme della Gelmini lo scorso anno fissavano un limite massimo di posti riservato agli insegnanti di sostegno del tutto insufficiente alle necessità, motivo per il quale era dovuta intervenire una sentenza della Corte Costituzionale che dichiarava tali norme illegittime. Ad oggi il problema non è sicuramente risolto poiché gli insegnati di sostegno risultano ancora in numero non adeguato. Questa mattina il ministro ha tuttavia cercato di smentire e smorzare le critiche e le polemiche durante la  trasmissione di Canale 5 ‘Mattino Cinque’. Gelmini: “Classi pollaio? Il problema esiste, ma non è una norma”. Riguardo agli insegnanti di sostegno ha poi affermato: “Quest’anno ne abbiamo 94mila, che rappresentano il picco più alto mai raggiunto nella scuola italiana. Questo è un dato importante perchè l’attenzione alla disabilità è un altro punto qualificante della scuola”. 

E ancora: “Possono esserci casi in cui l’insegnante di sostegno viene dato con troppa superficialità a discapito di chi ne ha veramente bisogno ma dire che chi governa ha tagliato gli insegnanti di sostegno è una bugia”. Alle parole della Gelmini fanno però eco quelle di Simona Clivia Zucchett, responsabile Area Disabili per Equality Italia: “A pagare un conto salato sono sempre i ragazzi disabili, sembra quasi una tradizione… A giugno si sapeva che le ore di sostegno sarebbero state ridotte drasticamente, che gli insegnanti di sostegno sarebbero serviti da tappabuchi per le supplenze e che ci sarebbe stato il rischio di classi sovraffollate. Ma la domanda che sorge spontanea è: questi insegnanti definiti di sostegno sono proprio tutti qualificati per il sostegno? Non direi, una buona percentuale viene reperita dalle file del precariato classico, secondo cui l’incarico fa punteggio, poco importa delle competenze specifiche”. E conclude: “Non resta altro che fare i complimenti al ministro Gelmini per la sua totale incapacità a comprendere il principio dell’inclusione sociale dei più deboli, contemplata dalla società civile, dalle istituzioni europee e internazionali”.

Intanto oggi l’Unione degli Studenti, sindacato studentesco, che proprio questa mattina ha calato dal Pincio uno striscione di contestazione, ha sottolineato in una nota la necessità di una mobilitazione in tutta Italia al fine di riappropriarsi della possibilità di decidere, di cambiare le cose e di contare davvero. Il grido lanciato è: “Ora i conti li fate con noi!”. Stanchi di false riforme e tagli, gli studenti evidenziano la necessità di dar vita a una ribellione “contro una scuola vecchia di cent’anni sulla quale non possiamo contare… siamo stanchi della precarietà a cui vogliono destinarci”. Saranno quindi in piazza a partire dal 7 ottobre in tutte le città italiane.
La scuola è il luogo di un percorso formativo esistenziale e culturale fondamentale,  come ha ribadito questa mattina anche il sindaco di Torino Pietro Fassino, ed è decisamente immorale, ci viene da aggiungere, lasciare che decada inesorabilmente e sprofondi nello sfacelo più totale. Ma d’altra parte non è poi così strano che tutto questo accada in un Paese che sta pian piano, con atti di vero e proprio vandalismo, distruggendo la sua unica vera ricchezza: l’arte, la cultura, il paesaggio.
Insomma: bentornati nella scuola italiana.

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