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Mentre il gioco ristagna a centrocampo, Berlusconi se la ride e va avanti

ROMA – Hanno provato a fermarli con i numeri, supportati dalla “ragione” ma senza esito. I motivi per i quali questa manovra è ritenuta dall’opposizione come inutile e dannosa sono stati più volte dibattuti ed elencati. Ed ecco che l’opposizione parlamentare ci riprova.

Desta solo preoccupazione l’indecisione, il tatticismo che mira soltanto a valutare se e come la “torta politica” possa essere spartita in caso (improbabile) di nuove elezioni. Il modo più sbagliato di affrontare il nodo cruciale che attanaglia l’Italia. 
 Il fallimento ed il pericolo costante rappresentato da questo governo, imporrebbe una misura di emergenza anche all’interno delle stesse opposizioni, sia dentro che fuori dal Parlamento. Come possa il Cittadino capire queste dinamiche resta proprio un mistero. Casini da Chianciano Terme invoca un “governo (nuovo) di pacificazione” dove all’interno trovino posto sia il Pdl che il Pd; quel Pdl che ha promosso la manovra, che è, e sarà, impersonificato da Berlusconi finché lo Stesso sarà in grado di intendere e di volere! Lo combatte e poi lo cerca, lo avversa, lo critica, ma non si stacca dai poteri forti.

 

Confindustria è terra di pascolo per il “buon” Pierferdinando, e la mediazione per “tirarla dentro è d’obbligo: ecco svelato l’arcano. Mentre queste litanie continuano ad andare in onda, il Premier incassa e va avanti, e più che va avanti più danni produce. D’Alema, da sempre grande fan dell’Udc, lancia l’imput per il suo(?) Pd.  Ribatte a Casini riprendendo con decisione l’argomento e dando una diversa interpretazione a quello che vorrebbe fosse un “governo di responsabilità nazionale e di breve durata” al quale il Pd darebbe la propria disponibilità. Nello stesso momento non convince quando afferma che la “strada maestra sono le elezioni, e i sondaggi dicono che il centrosinistra, oggi, vincerebbe largamente con o senza l’Udc”.  Un gioco di parole che sa tanto di tatticismo, di provocazione per qualcuno. Chi è questo “qualcuno”? E’ difficile credere che “l’eminenza grigia” del Pd nutra veramente la sicurezza in un’eventuale vittoria del centrosinistra; almeno non se permangono queste condizioni. Intanto c’è una legge elettorale che non gioca a favore, e soprattutto non rende più facili le alleanze su base bipolare visto lo sfaldamento della fiducia del Cittadino verso questo sistema politico; poi sono ancora ovviamente presenti tutte le distorsioni della “legge porcata” partorita a suo tempo dalla fervida mente di Calderoli.

Una cosa è certa, resta l’indisponibilità nei fatti di cercare quella forza mancante nella Sinistra diffusa che non è rappresentata in Parlamento ma che è presente tra i Cittadini e rappresentata in molte Amministrazioni locali. In pratica quello che ha ben compreso Di Pietro non l’ha fatto D’Alema. 
Sarebbe logico inseguire un Terzo polo se questo non fosse vicino a molte posizioni della stessa maggioranza. Lo stanno dicendo i numeri, non le opinioni: Pdl e Lega riescono numericamente ad ottenere ancora la fiducia a mani basse; cosa che non dovrebbe essere possibile se Udc e “Finiani” si schierassero compatti a sfavore del governo!  C’è dunque una contraddizione anche all’interno del Terzo polo con Fini che dichiara la “fine del Berlusconismo”, così come la volontà di far piazza pulita di quella che chiama (a ragione) il porcellum anche a costo di firmare per il referendum che è stato promosso. Dove sta quindi l’inganno? Semplice, nella figura di Berlusconi! Tutti parlano sbagliando termini: il Berlusconismo è attivissimo e ne sono gli stessi interpreti quelli che lo mettono al bando; hanno solo compreso che il Premier ha “corso da solo” e per se stesso per troppi anni, e cercano di sbarrargli la strada.  

Fini parla di Terzo polo come “punto di riferimento per un’Italia profonda e maggioritaria”, ricordando un po’ il gioco che sta facendo D’Alema. Si proclamano tutti autosufficienti ma non lo sono!
Resta la priorità di mandare a casa Berlusconi. O si capisce questo oppure scompariremo dalle scene, Europa e dintorni. Tutti a marcare la differenza tra l’uno e l’altro quando questa c’è nella sostanza della politica espressa. Inutile forse ripetere che si parla solo di tempi intermedi in quanto neppure la cacciata di Berlusconi aprirebbe una realtà nuova con prospettive socio economiche nuove e tali da ridare giustizia ai diritti delle Persone, a cominciare da quelli che riguardano il lavoro (che non c’è!).  Però è evidente che la sua dipartita consentirebbe di prendere fiato, di avere ossigeno per “ragionare”, nonché per salvarci da una completa disfatta.  C’è amarezza, e forse una sorta di delusione nel vedere che le possibilità di un’alternativa esistono, sarebbero possibili ma nessuno fa veramente quel passo indietro che consentirebbe la messa in campo di un progetto alternativo per scacciare il fantasma di questo “lungo tunnel buio”.  Il Pd? Se vuole veramente il cambiamento rivolga l’attenzione a quell’arco di forze politiche democratiche verso le quali ancora oggi mostra dubbi e incertezze.  Se invece preferisce il governo di “pacificazione” promosso da Casini e comprendente lo stesso Pdl, non perda altro tempo: meglio l’eutanasia che la sofferenza.

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