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Belgio. Un paese senza timoniere

BRUXELLES – Al Belgio non bastava aver battuto il record di 458 giorni di assenza di governo, (superando di gran lunga l’Iraq postbellico che formò l’esecutivo dopo 249 giorni) che eccolo alle prese con un nuovo ‘inedito’, ovvero la spinosa situazione di dover affrontare le dimissioni del fiammingo cristiano democratico Yves Leterme, che aveva assunto ad interim l’incarico di premier per gli affari correnti.

E’ la prima volta dal 1831, anno successivo alla nascita dello stato belga, che un ministro ad interim abbandona il proprio ruolo.  Leterme ha infatti annunciato le sue dimissioni nella tarda serata di ieri dalla funzione di ‘reggente’ per accettare l’incarico di segretario aggiunto all’Ocse. La notizia ha provocato una sorta di allarme rosso generale al punto che il re Alberto II (lontano dallo scorso aprile) è dovuto rientrare frettolosamente con un aereo militare da Nizza, per seguire da vicino lo sviluppo della vicenda.

Fino a ieri, la situazione belga, per quanto anomala e talvolta anche burrascosa a causa delle tensioni di natura politica e linguistica tra i gruppi etnici (fiamminghi e valloni più una piccola percentuale di lingua tedesca), non versava tuttavia, almeno dal punto amministrativo, in condizioni troppo preoccupanti. Certo le tensioni tra le Fiandre  (60% della popolazione) più ricche e propense alla secessione e la Vallonia di lingua francese (40 % della popolazione) sicuramente meno dinamica dal punto di vista economico, hanno sicuramente continuato a destare preoccupazione alimentando e rafforzando la ormai ben nota impasse politica. Per essere un paese sofferente e carente dal punto di vista governativo, c’è comunque da constatare che la ‘macchina amministrativa’ belga ha continuato in tutto questo periodo a marciare senza troppi intoppi o paralisi.  Anzi,  nonostante l’incapacità dei partiti di superare da oltre un anno le frizioni e trovare un’intesa per dar finalmente vita ad un governo a tutti gli effetti, è stato possibile rilevare un netto miglioramento del deficit pubblico del paese e una crescita superiore alla media (2 per cento rispetto all’1,7 per cento della zona euro).

Al momento comunque le dimissioni di Leterme non hanno fatto altro che alimentare una serie di nuovi timori di una possibile separazione del paese. Intanto, dopo un primo blocco totale dei negoziati, comunicato sempre ieri sera da Elio Di Rupo, un socialista vallone di origini italiane, l’incarico di portare avanti i lavori per la soluzione del problema è stato affidato dal re proprio a Di Rupo che ha convocato oggi una riunione tra gli otto partiti (esclusa la NVA, Nuova Alleanza Fiamminga secessionista di Bart de Wewer). Di Rupo ha lanciato un appello per ‘un ultimo sussulto di responsabilità’ al fine di mettere un freno a questa situazione istituzionale divenuta ormai abnorme e incontrollabile e trovare un accordo per la formazione di un ‘vero’ governo.
Si legge oggi in una nota congiunta dei negoziatori degli otto partiti: “Anche se i lavori per dare vita ad un nuovo governo sono ancora lontani dall’essere conclusi e numerose questioni devono ancora essere risolte, i passi in avanti fatti sono importanti”.

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