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Intercettazioni: è di nuovo bufera su Berlusconi ancora una volta rinviato a giudizio

ROMA – Occorre fare una doverosa premessa sul fatto di rivolgere spesso e volentieri l’attenzione al “personaggio” Berlusconi, o semplicemente “B.”, come è solito chiamarlo il buon Travaglio.

Il problema è semmai opposto e costituito dall’egemonia informativa e mediatica che Lui stesso ha creato. Risulta così assai noioso dover parlare ogni giorno del “solito” argomento; ma come potrebbe non esser così quando tutto o quasi deriva da questo?  Il Cittadino italiano non ha finito di digerire una manovra a dir poco devastante, che si ritrova oltretutto a leggere le nuove (anche se datate) “prodezze” del Premier. Così è stato durante l’iter della manovra stessa e così avviene dopo. Ogni volta “casi” nuovi, ogni volta la sfera privata e quella pubblica di questa Persona, si intersecano  con quella del politico e del suo alto ruolo istituzionale di presidente del Consiglio dei Ministri. Si chiede ai partiti di affrontare la questione morale; si critica e si giudica aspramente gli intrecci tra mondo degli affari e quello della politica, ma non è mai stato risolto il nodo spinoso sulla modalità di giudicare le più alte cariche dello stato. Si chiede da più parti una presa di posizione precisa che non permetta il continuo raggiramento delle “regole”. Esiste un conflitto di interessi, e non è sbagliato definirlo come tale, proprio per le dinamiche che intrecciano le facce di una stessa medaglia. Si è perso il conto sui rinvii a giudizio, sui procedimenti, sulle investigazioni che si sono succedute. L’ultima riguarda un “vecchio affare”, quello legato all’indagine su Unipol e all’intercettazione Fassino – Consorte.  Secondo il Giudice per le Indagini Preliminari, Stefania Donadeo, Silvio Berlusconi va processato per concorso in rivelazione di segreto d’ufficio in relazione alla pubblicazione su Il Giornale, in data 31 dicembre 2005, dell’intercettazione ancora coperta da segreto e non ancora trascritta dal file audio tra Piero Fassino e Giovanni Consorte in cui si diceva “Abbiamo una banca”.

L’imputazione coatta è stata chiesta anche per l’ex direttore della stessa testata giornalistica e ora direttore di Libero, Maurizio Belpietro. Secondo quanto confessato dall’imprenditore Fabrizio Favata, l’AD della società che aveva fatto l’intercettazione, Roberto Raffaelli, aveva rivelato a lui e a Eugenio Petessi il contenuto della telefonata. Quindi con Raffaelli, dopo averne parlato a Paolo Berlusconi con cui era in affari nella società I.P. Time Srl, si sarebbe recato ad Arcore il 24 dicembre 2005 per far ascoltare l’audio al premier Silvio Berlusconi alla presenza del fratello.  Come sempre tempestivo, Niccolò Ghedini, legale del Premier ha definito la decisione del gip Donadeo come  “una decisione infondata” non mancando di sottolineare che “A Milano nulla mi stupisce.  Inizia così ancora una volta il giochetto della competenza territoriale: “Tra l’altro c’è una conclamata incompetenza territoriale”, tuona Ghedini a spada tratta.

Però…che strano!  Proprio ieri, sempre a proposito di intercettazioni, Berlusconi è ritornato alla carica sulla necessità di arrivare in tempi brevi ad un decreto (tanto per cambiare), ma è stato “fermato” e riportato a più miti consigli dallo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e dal ministro della Giustizia Nitto Palma. Uno smacco, a quanto è dato sapere, che il Premier ha digerito male. Dopo la riapertura “dell’affaire” Unipol, di nuovo in trincea tutti i fedelissimi del Cavaliere. Il primo a scendere in campo è stato questa mattina il ministro dell’Agricoltura Saverio Romano, che non ha mancato di sottolineare che “L’unico dato reale su cui sarebbe necessario aprire una polemica è il fatto che intercettazioni abusive lascino – in volo – le procure, per andarsi a depositare nelle redazioni dei giornali. La loro pubblicazione costituisce un vero e proprio abuso ai danni della democrazia e dei cittadini. È necessario normare quanto prima in modo efficace l’abitudine di sputare sentenze sui giornali prima che vengano celebrati i processi nelle aule dei Tribunali”. Una nuova battaglia, l’ultima di una lunga serie, è formalmente iniziata. Nessun tipo di giustizialismo è reclamato, quanto il rispetto di quanto recita da secoli il detto “tutti uguali davanti alla legge”. Berlusconi permettendo.

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