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Padre Fedele Bisceglia da “stupratore” a “senza casa”

COSENZA – Ha deciso di vivere da abbandonato sotto il ponte “Alarico” di Cosenza, con altri cinque poveri, padre Fedele Bisceglia, l’ex frate missionario francescano condannato in primo grado nel luglio scorso a nove anni e tre mesi per violenza sessuale ai danni di una suora. Padre Fedele non ha più una casa: «Mi sono stancato di stare dai miei parenti – ha detto padre Fedele – e, non avendo una casa tutta mia, ho deciso di vivere sotto questo meraviglioso ponte.

Mi hanno abbandonato tutti, compreso la chiesa locale che non dà risposte alle mie ripetute richieste. E così ho preso un materasso ed una coperta ed ho raggiunto questi cinque poveri sotto il ponte di Alarico. Sto bene, vivo come San Francesco ed ho come coperta il cielo». Padre Fedele, che sulla vicenda giudiziaria non si arrende e continua a gridare la sua innocenza, ha inviato anche una lettera al Consiglio Superiore della Magistratura, al Ministro della Giustizia ed al Capo dello Stato per chiedere una ispezione nel tribunale di Cosenza. «Non è carità fraterna – ha detto Bisceglia – quella di non rispondere ad un sacerdote che chiede di sapere alcune cose. Dopo aver fondato l’Oasi Francescana ed aver accolto migliaia di poveri ora sono io a vivere come un abbandonato. Già perché sono stato abbandonato da tutti, principalmente dalla Chiesa».

 

Nel frattempo continua a suscitare enorme interesse la vicenda processuale che per anni ha lasciato col fiato sospeso milioni di italiani che è diventata un instant book scritto dal giornalista Roberto Grandinetti “Suor T contro Padre Fedele – Violenze e complotti agli occhi di Dio e del Popolo italiano” (Pellegrini Editore). Il volume contiene tutti i passaggi, anche inediti, dell’intricata storia umana e processuale di padre Fedele Bisceglia e suor T. ad iniziare dagli arresti del 23 gennaio 2006 alla sentenza di condanna a nove anni e tre mesi del 6 luglio scorso. La frase pronunciata dal frate nel giorno dell’arresto «Oggi è il giorno più bello della mia vita, perché mi sento più vicino a Gesù, perseguitato e crocifisso», è riportata nella presentazione del libro che Roberto Grandinetti ha costruito passo dopo passo con la meticolosità propria del ruolo che gli appartiene. «Quello che finora è stato detto e scritto sulla vicenda di Padre Fedele è solo quanto filtrato dal Processo attraverso le interviste agli avvocati ed alle esternazioni dello stesso frate.- ci ha detto Grandinetti- Non dobbiamo dimenticare che le porte del Tribunale sono sempre rimaste chiuse agli estranei, dalla prima udienza fino alla sentenza.

 

Come autore mi limito a rimanere nel ruolo di giornalista e cronista attraverso l’esame di carte che finora erano rimaste solo al vaglio di giudici e PM. Leggerete quello che hanno realmente detto imputati e parte offesa in Aula, compresa la suora. E poi ci sono tante storie inedite che girano attorno ai presunti abusi che si sarebbero consumati all’Oasi Francescana. Ci sono le varie perizie di parte, comprese quelle ginecologiche e gli incartamenti relativi alla proposta fatta a padre Fedele di diventare vescovo, che non tutti sanno, tra Monsignor Giuseppe Agostino, già vescovo metropolita di Cosenza e l’allora vescovo del Congo, Makaya Loemba, successivamente rimosso da Papa Benedetto XVI». Un libro che non si limita a raccontare ciò che si conosce ma che rappresenta un’esclusiva per una vicenda che, dal momento dell’arresto di Padre Fedele con l’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Giusy Ferrucci su richiesta del pubblico ministero Claudio Curreli della Procura di Cosenza, viene rimbalzata su tutti i media nazionali per l’accusa forte di violenza sessuale ai danni di una suora siciliana, sua ex collaboratrice, della Congregazione delle Suore Francescane dei Poveri, originaria di Barcellona Pozzo di Gotto. «Quel peccato – dice e continuerà a sostenere il frate – né l’ho fatto, né l’ho pensato. Sono vittima di un complotto».

La vicenda giudiziaria però non coinvolge solo un uomo ed una donna votati alla Fede, ma un’intera comunità dedita all’accoglienza dei poveri ed al mondo delle Missioni. Nell’ordinanza infatti compare anche il nome del segretario dell’Oasi Francescana, struttura di accoglienza per poveri e stranieri voluta e creata da Padre Fedele, accusato di aver preso parte ad una delle cinque violenze contestate dalla pubblica accusa, tutte consumate all’interno della stessa Oasi. Oggi quella struttura di accoglienza da lui fondata gli chiude le porte, eppure lui è un uomo povero e “disgraziato” come tanti che sono nelle nostre strade.

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