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Sicurezza nelle scuole. Gli edifici possono nuocere alla salute. Uno su tre è pericoloso

ROMA – Andare a scuola potrebbe far male ed essere pericoloso? Da recenti studi sembrerebbe di sì, visto che in Italia un edificio su tre è potenzialmente a rischio; questo è infatti il risultato del  IX Rapporto 2011 di Cittadinanzattiva intitolato “Sicurezza, qualità e confort degli edifici scolastici” e basato su un’indagine condotta in 88 scuole appartenenti a 13 province di 12 regioni.

Quanto emerge dal rapporto è l’immagine di una scuola malandata e disastrata che rappresenta una vera e propria emergenza nazionale.  Inoltre ad aggravare la situazione scolastica, oltre ai ben noti provvedimenti della riforma Gelmini e l’esordio delle “classi pollaio” (record in un classe al  Liceo Mamiami di Roma con 37 alunni),  è la mancanza di sicurezza degli edifici scolastici a far letteralmente rabbrividire. Il Consiglio nazionale dei geologi proprio ieri ha lanciato l’allarme dichiarando che il 57% delle scuole non possiede il certificato di idoneità statica.

Oggi il rapporto di Cittadinanzattiva ci restituisce una fotografia della scuola italiana ancora più deprimente, ma soprattutto più preoccupante di quanto potessimo immaginare. Ecco di seguito la hit parade delle problematiche inerenti alla scuola in relazione alla sicurezza . In ben 17 scuole sono state rilevate lesioni strutturali. Il 28% degli edifici risulta del tutto fuorilegge tra distacchi di intonaco, finestre rotte, presenza di barriere architettoniche, pavimenti sconnessi, banchi e sedie rotte. Oltre 66 mila studenti sono ‘inscatolati’ in stile sardine, in aule che per l’88% non posseggono porte antipanico. Solo nel  40 % delle scuole esiste una certificazione igienico-sanitaria e solo una scuola su quattro possiede la certificazione per la prevenzione incendi: Lazio e Calabria in questo discorso di prevenzione risultano essere i fanalini di coda.  Evidente è poi il deficit negli interventi manutentivi sia ordinari che straordinari degli edifici scolastici, che peraltro cominciano ad avere anche un’età piuttosto avanzata, in quanto per il 70% costruiti prima del 1974.  Si prosegue poi con il discorso della pulizia, altra nota dolente! I bagni scolastici risultano ovviamente tra gli ambienti più sporchi tra mancanza di carta igienica, assenza di sapone e di asciugamani. La riduzione del personale addetto alle pulizie, così come il taglio dei bilanci ha poi decisamente dato il colpo di grazia a questa situazione. Anche il capitolo palestre non è da meno, qui si  rilevano condizioni di invivibilità e fatiscenza, ma anche di palese pericolosità tra attrezzature danneggiate e mancanza di cassette del pronto soccorso. Ultimo capitolo: gli atti vandalici. Questa problematica viene facilitata, almeno nel 60 % degli istituti monitorati, dal fatto che non venga adottata la misura di sicurezza più semplice, ovvero la chiusura dei cancelli anche durante l’orario scolastico. In tutto questo disastro però emerge una nota positiva, e cioè che gli studenti sono in grado di ‘fuggire’, visto che tra i pochi dati positivi che emergono dal Rapporto 2011, sembra che almeno le prove di evacuazione si effettuino con una regolarità che rasenta il 95% dei casi.

Dunque secondo l’Associazione che ha rilevato i dati finora riportati, è evidente che si debba rimettere mano a tutti quei regolamenti che non tengono conto delle peculiarità degli ambienti scolastici. In particolar modo si pone l’accento sulla necessità di elaborare un regolamento attuativo che indichi con chiarezza competenze, funzioni, responsabilità dei vari soggetti coinvolti in materia di sicurezza scolastica. Inoltre la necessità di definire attraverso un piano quinquennale l’entità dei finanziamenti necessari per l’edilizia scolastica ed infine utilizzare quei fondi già disponibili (420 milioni di euro dei Fondi Fas, 220 milioni di euro dei Fondi Strutturali Europei). Cittadinanzattiva ha proposto anche, almeno per quelle funzioni legate alla manutenzione ordinaria,  la possibilità di affido e gestione dei fondi direttamente alle scuole.
Bene dunque dopo il declassamento dell’Italia a cui assistiamo oggi possiamo parlare anche di de-classamento della scuola italiana!

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