Siti roulette con bonus senza deposito

  1. Torni di slot online soldi veri: la cruda realtà dei tornei che promettono gloria ma consegnano solo numeri: Rivolgendo la vostra attenzione ai giochi cinque rulli, si vedrà una selezione di diversi simboli che appaiono su di loro.
  2. Casino online postepay app mobile: il paradosso della comodità che ti svuota il portafoglio - Non c'è proprio nessun arresto l'incredibile talento di questa video slot come ancora una volta ha fatto sogni di un giocatore fortunato.
  3. 100 giri gratis casino senza deposito: la trappola più lucida del 2024: Beh, un sacco di gente crede che non è possibile vincere a Internet slot, e che quelle vincite jackpot sono truccate.

Lotterie gratuite

Il casino online paysafecard slot rtp alto non è una benedizione, è solo un altro esercizio di matematica scontata
Casino Rewards i casinò eccellono nel dare ai loro giocatori canadesi molte opzioni per depositare e prelevare nel tuo casinò online preferito.
Casino online satispay limiti: la crudele realtà dietro la promessa di libertà finanziaria
Vinci un moltiplicatore di 1,000 x nei dadi di alleggerimento o fino a 262,144 x con le carte fortunate.
Dopo tutto, la tua scommessa promozionale di benvenuto non è garantita per vincere nulla.

Regole blackjack casino

Il metodo deposito casino più sicuro: l’unica arma contro i trucchi dei gestori
Decine di migliaia di giocatori sono attivi sulla loro rete e competere ai tavoli da poker, giocare giochi da casinò o scommettere sullo sport.
Casino online per chi gioca 30 euro al mese: la cruda realtà dietro le promesse di “gratis”
Il gioco d'azzardo è noto in quasi tutte le società umane, anche se molti hanno approvato leggi che lo limitano.
Le slot che pagano di più: l’illusione dei grandi ritorni smascherata

Rifugiati. Negato l’asilo Tina, la ragazza nigeriana a rischio violenze e torture

La storia della ragazza, 28enne, torturata e violentata in Nigeria, denunciata dall’organizzazione umanitaria EveryOne, che la assiste in Italia

ROMA – Tina Richard è una cittadina nigeriana di 28 anni, originaria di Kanu, di religione e famiglia cristiana, rifugiatasi in Italia dopo essere fuggita dal suo Paese all’età di quindici anni a causa dell’assassinio dei suoi genitori da parte di un potente e facoltoso concittadino, che la voleva in sposa ancora ragazzina. Tina, aiutata dal vescovo locale di Kanu, approda in Italia per la prima volta nel 1998, ma l’anno dopo viene rimpatriata perché clandestina. Al suo ritorno in Nigeria, viene rapita da un uomo, che la violenta, la tortura e la tiene segregata in casa per mesi. Riuscita a evadere dall’abitazione del suo aguzzino, Tina inizia un viaggio attraverso la Sierra Leone, passando dalla Liberia, raggiungendo il Marocco, poi la Spagna e infine, a bordo di un natante, il porto di Genova, nel settembre del 2003. Recatasi da sola a Roma in Questura, per inoltrare la richiesta di protezione internazionale, le viene chiesto di tornare dopo un mese, ma Tina è terrorizzata dal rischio di una nuova deportazione all’insegna di violenze e torture, e non si presenta in polizia, vivendo in clandestinità e lavorando in strada come prostituta per riuscire a sopravvivere.    

Nel 2011, conosce l’avvocato Loredana Briganti, racconta la sua storia e, assistita dal legale, decide di presentare ufficialmente richiesta di asilo presso la Questura di Teramo. Il 5 luglio scorso la commissione di Caserta, composta da rappresentanze territoriali del Ministero dell’Interno e dell’Alto Commissario ONU per i Rifugiati, le nega la protezione internazionale, motivando il diniego con il fatto che Tina può richiedere l’aiuto delle autorità nigeriane, nonostante la sua storia sia credibile e l’assassino dei suoi genitori – protetto dalle autorità locali – sia ancora in libertà, intenzionato a vendicarsi del rifiuto di Tina di concederglisi in moglie.  

“Negare la protezione internazionale a una cittadina che ha il fondato timore di subire ulteriori persecuzioni in Patria, e che per di più porta sul corpo i segni tangibili di torture e vessazioni, è un palese abuso, che contrasta con la Convenzione di Ginevra, con la nostra Costituzione e con i protocolli internazionali in materia di diritti fondamentali”. Lo affermano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell’organizzazione umanitaria EveryOne. “Tina Richard è una ragazza che ha sofferto terribili abusi ed è dovere di uno Stato che si definisce civile proteggerla e assicurarle un’esistenza dignitosa. L’Italia ha già commesso l’errore di deportarla nel 1999, errore che a Tina è costato stupri, torture e privazioni. In Nigeria, questo genere di abusi nei confronti delle donne – così come i matrimoni forzati – è purtroppo all’ordine del giorno, e per altro il Codice Penale permette ai mariti l’utilizzo di mezzi di correzione fisici e altri maltrattamenti per ‘redimere’ le proprie mogli” spiegano gli attivisti. “Ricordiamo inoltre che in tutta la Nigeria sono praticate le mutilazioni genitali femminili, e che le autorità religiose – gli Imam – hanno creato una parità della donna de jure che non corrisponde assolutamente alla parità de facto: lo dimostra un recente studio pubblicato dall’African Studies Quarterly, cui hanno partecipato diverse ONG africane, che attesta chiaramente che in Nigeria è in atto una pesante discriminazione e prevaricazione nei confronti della donna. Tale circostanza è  confermata, nonostante le recenti negazioni delle autorità nigeriane e delle sue rappresentanze in Italia, dal caso di Kate Omoregbe, che ha ricevuto giorni fa l’asilo come rifugiata nel nostro Paese dopo la mobilitazione delle più alte cariche dello Stato”.

Tina Richard, rappresentata dall’avv. Loredana Briganti del Foro di Teramo ,presenterà ricorso contro la decisione della commissione asilo al Tribunale di Napoli; nel frattempo il Gruppo EveryOne chiede la mobilitazione della società civile contro il rimpatrio della ragazza, appellandosi anche ad Antonio Guterres, Alto Commissario ONU per i Rifugiati, e ai membri del Parlamento europeo, affinché esercitino pressioni presso il Governo italiano per scongiurare una nuova deportazione di Tina dall’Italia, in palese violazione degli accordi internazionali.

Condividi sui social

Articoli correlati