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Cgia. “La manovra bis costa 85 euro a testa”

ROMA –  La manovra bis potrebbe costare agli italiani fino a 2,6 miliardi di euro di tasse comunali in più. Lo calcola la Cgia di Mestre secondo cui se i Comuni decideranno di aumentare l’addizionale al valore massimo consentito (0,8%), l’incremento sarà di 2,63 mld di euro. A livello medio nazionale, il costo stimato sarà di 85 euro a testa all’anno. In linea generale, le più penalizzate saranno le persone fisiche che presentano i livelli di reddito più alti. Quindi i maggiori aumenti saranno in Trentino Alto Adige e Val d’Aosta.

Insomma una nuova Spada di Damocle grava sulle teste dei contribuenti italiani. È la massa di tasse comunali che i cittadini, a causa della manovra-bis del Governo, potrebbero vedersi chiedere in più dal 2012, quando i sindaci potranno aumentare l’addizionale municipale Irpef fino allo 0,8%. Un modo per lo Stato di ridare fiato alle casse dei Comuni, provate da anni di tagli. Lo ha calcolato la Cgia di Mestre, stimando che tutti i circa 8.100 Comuni italiani decidano di applicare questo balzello, oggi in vigore invece, con percentuali diverse, in 6.132 amministrazioni del Paese.

 

Si va infatti dalla Valle d’Aosta, dove solo il 2,7% dei municipi incamera l’addizionale Irpef, al 97,5% delle amministrazioni locali della Regione Marche. La stima del gettito derivante dall’addizionale comunale Irpef in vigore è di circa 3 miliardi di euro. Se tutti i Comuni però decidessero di portarla allo 0,8%, vi sarebbe un incremento di 2,63 mld di euro, pari ad un costo medio per ciascun contribuente – ha stimato la Cgia – di 85 euro l’anno. In linea generale, i più penalizzati sarebbero i contribuenti (persone fisiche) con i redditi maggiori. A livello regionale gli aumenti medi più consistenti verrebbero registrati nel Trentino A.A. (+178 euro per contribuente), in Valle d’Aosta (+164 euro) e in Lombardia (+130 euro). In termini assoluti, invece, l’addizionale Irpef allo 0,8% (applicata però anche dai Comuni che finora non lo fanno), porterebbe il più forte incremento di gettito (744 milioni di euro) in Lombardia, che ne incamererebbe così in totale 1 mld e 167 milioni, nel lazio (più 641 mln), oltre che in Veneto ed Emilia Romagna (entrambe con +504 mln).

 

Gli incrementi percentualmente maggiori sarebbero invece per Valle d’Aosta e Trentino A.A., ma ciò soprattutto per il fatto che in queste regioni autonome attualmente solo pochissimi comuni chiedono ai loro cittadini il surplus di Irpef. «Con questa misura – commenta Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre – rischiamo 2,6 miliardi di tasse comunali in più. Una stangata che si abbatterà sulle famiglie e sulle piccole imprese. A corto di risorse e vincolati dalle disposizioni previste dal Patto di stabilità interno, appare abbastanza probabile che molti sindaci approfitteranno di questa possibilità per fare cassa».

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