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E’ necessario proteggere i profughi eritrei e subsahariani

ROMA – . Il Gruppo EveryOne ha ricevuto la segnalazione della fuga, avvenuta ieri, di 361 profughi eritrei dal campo UNHCR di Shegerab, nel Sudan. Fra di loro vi sono 95 donne, per lo più giovani e giovanissime, e 10 bambini. Spinto dalle durissime condizioni di vita nel campo, il gruppo ha tentato di varcare il confine con l’Egitto, per raggiungere, attraverso il nord del Sinai, lo stato di Israele, dove i rifugiati avrebbero chiesto protezione internazionale.

Per realizzare quel disperato progetto, i profughi eritrei si erano affidati a una banda di trafficanti della tribù Rashaida. Dopo uno scontro con le forze dell’ordine sudanesi, i predoni sono stati costretti alla fuga, mentre il contingente di migranti è stato bloccato e incarcerato, in attesa di deportazione in patria. Il Gruppo EveryOne ha immediatamente allertato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Antonio Guterres, affinché intraprenda azioni diplomatiche presso il governo sudanese finalizzate alla liberazione dei migranti e al loro trasferimento in un campo profughi attrezzato. Nel contempo EveryOne e la rete di ong che si occupano dell’emergenza profughi subsahariani sta mettendo in atto un piano per aumentare il flusso di informazione presso la comunità eritrea riguardo ai gravi pericoli in cui incorrono i migranti in Libia e nel nord del Sinai. “E’ ormai vitale che le organizzazioni umanitarie per i diritti dei migranti eritrei e subsahariani attivino nuovi strumenti per proteggere i rifugiati,” affermano i co-presidenti del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, “aumentando il flusso di informazioni sia presso i campi profughi che presso le comunità eritree e subsahariane in Sudan o in procinto di lasciare i loro paesi.

E’ importante spiegare loro come sia ormai impossibile effettuare un viaggio verso Israele, attraverso la Libia o l’Egitto, senza cadere nelle mani dei trafficanti. Una volta prigionieri dei predoni, i profughi subiscono regolarmente l’imprigionamento in container interrati e quindi torture, sevizie, mutilazioni. Le ragazze e i bambini vengono ripetutamente stuprati. Sono violenze atroci, finalizzate a gettare nella disperazione i parenti degli ostaggi, costringendoli a pagare riscatti di 10, a volte 20 mila dollari a persona”. Il professor Yebio Woldemariam, fondatore  dell’organizzazione  Official Citizens for Democratic Rights in Eritrea, è d’accordo con il Gruppo EveryOne: “L’ICER (International Commission on Eritrean Refugees) sta attuando misure importanti per educare, dissuadere, prevenire l’esodo degli eritrei verso l’Egitto o la Libia. Tuttavia alcuni contingenti di profughi non vedono altra soluzione per sfuggire alle terribili condizioni di vita nei campi profughi. Tuttavia appare evidente che non abbiamo fatto abbastanza e che dobbiamo intensificare gli sforzi a questo riguardo, rendendo più efficace l’azione della seconda task force ICER, che deve lavorare per migliorare la situazione nei campi e per alzare il libvello di attenzione sui rischi di un viaggio verso Israele”. EveryOne, l’CER e le ong per i diritti degli eritrei e dei subsahariani lavoreranno presto insieme per promuovere piani di soccorso e sostegno ai profughi, nonché per rinnovare al’Unione europea un appello riguardo alla necessità di reinsediare i rifugiati in pericolo di persecuzione all’interno dell’Ue.

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