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Grecia, la lotta e la manovra

ROMA – I cittadini continuano a non digerire le durissime manovre che il Governo, sollecitato o forse costretto dalla trimurti finanziaria (Fmi, Ue e Bce)  vorrebbe imporre, continua anche oggi l’occupazione dei principali ministeri, con la presenza di presidi all’ingresso degli edifici del governo.

E mentre gli ispettori del Fmi e dell’Ue proseguono o cercano di proseguire la serie di incontri, visto che l’incontro al Ministero dei Trasporti risulta al momento rinviato alle 17,  centinaia di impiegati pubblici manifestano nelle strade.
Le richieste sovranazionali sono durissime e vengono ritenute necessarie, da parte di Fmi, UE e Bce per accedere alla sesta tranche del finanziamento, una rata da 8 miliardi di euro che di fatto scongiurerebbe, nell’immediato, il default greco e consentirebbe al governo di Atene di avere la liquidita’ necessaria per pagare le sue attivita’, compresi gli stipendi dei dipendenti pubblici.

Tra le misure previste dal premier greco, George Papandreou, che in questo momento è ospite del presidente francese Sarkozy cui sta illustrando il piano, c’e’ un taglio secco del 20% degli stipendi del pubblico impiego e l’invio tra le riserve di 30 mila lavoratori, questi lavoratori accederebbero cioè ad una sorta di mobilità, anticamera del licenziamento.
All’ordine del giorno dell’incontro della troika al ministero dei Trasporti ci sono le licenze dei tassisti e misure per favorire una maggiore concorrenza nel settore del trasporto urbano. Oltre al blocco davanti al ministero dei Trasporti, altri picchetti sono stati predisposti oggi davanti alle sedi di altri dicasteri ed enti pubblici greci, come il Ministero delle Finanze e l’istituto nazionale di statistica, e ad Atene sono inoltre previste dimostrazioni dei disabili, dei veterani delle forze armate e dei dipendenti degli enti locali.

Una buona notizia arriva intanto da Vienna dove il parlamento austriaco ha  ratificato gli accordi tra governi europei che prevedono, tra l’altro, il potenziamento del fondo salva Stati.
La ratifica austriaca arriva subito dopo quella tedesca e, mentre mancano ormai solo pochi stati all’appello, l’unica vera incognita sembra restare sulla Slovacchia, non per la ratifica in sé ma per la tempistica di tale decisione.
Il sì di Berlino ha però rassicurato gli osservatori sulla possibilità che si proceda effettivamente, ed in tempi rapidi, alla attuazione di un nuovo programma di aiuti alla per Atene.

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