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Germania, condannato Demjanjuk, carnefice di Sobibor

Nuovi processi per centinaia di ex guardie

MONACO DI BAVIERA – Monaco, 5 ottobre 2011. Giovedì scorso la corte penale di Monaco, in Germania, ha condannato John Demjanjuk a cinque anni di carcere per i crimini che commise durante la Seconda guerra mondiale nel campo di sterminio di Sobibor, provocando la morte di 27.900 ebrei. Demjanjuk, di origini ucraine, ha 91 anni ed è stato dichiarato colpevole di omicidio di massa in quanto guardia nel campo polacco. Il criminale nazista era stato assolto vent’anni fa dalla corte suprema dello Stato di Israele, dopo essere stato condannato a morte in quanto riconosciuto da testimoni come la famigerata guardia nota agli internati ebrei come “Ivan in Terribile”. I suoi legali presenteranno appello. In seguito alla condanna di Demjanjuk centinaia di fascicoli giudiziari riguardanti altrettante ex guardie presso i campi di morte sono stati riaperti.

 

“E’ una forma di giustizia tardiva e incompleta, ma va accolta positivamente, perché si tratta del risultato della tenacia di tanti sopravvissuti e amici della Shoah che non hanno mai rinunciato a chiedere conto di crimini efferati contro gli ebrei e le altre minoranze perseguitate dai nazifascisti,” commentano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne, organizzazione che fa parte del network internazionale ‘United’, che si batte contro il riaffiorare di nazismo e negazionismo. “Ora è importante che i processi contro gli aguzzini di Auschwitz, Sobibor, Treblinka, Belzec e degli altri luoghi di tormento e sterminio vengano celebrati, rispondendo a un grido di giustizia che giunge dagli anni più oscuri della nostra Storia. Sarebbe inoltre opportuno che l’Italia riaprisse le pratiche giudiziarie (almeno sotto forma di processi alla memoria) legate ai criminali di guerra che perseguitarono e uccisero tanti innocenti, per motivi etnici o politici, nei campi di concentramento del nostro paese. Conosciamo i nomi di molti di loro, che sfuggirono alla giustizia a causa di un’amnistia che fu emessa proprio per evitare la loro condanna e che fu estesa anche ai condannati in contumacia”.

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