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Rugby. Italia sconfitta dall’Irlanda 36-6. Gli azzurri non passano turno

ROMA – La storia dovrà attendere altri 4 anni. Nemmeno stavolta gli azzurri riescono a centrare l’obiettivo della qualificazione ai quarti di finale della Coppa del Mondo di Rugby.

Se nella precedente edizione l’Italia era stata sconfitta di misura nel match-spareggio contro la Scozia, questa volta è l’Irlanda a superare i nostri beniamini e a staccare il biglietto per la fase ad eliminazione diretta del torneo. Il netto punteggio di 36 a 6 per la formazione celtica,è lo specchio di un match dai due volti, che ricalca un po’ l’andamento del primo incontro del torneo contro l’Australia: un primo tempo combattuto e una seconda frazione in cui la classe e l’esperienza degli Irlandesi  prevalgono sulla debolezza mentale degli Azzurri. L’Italia scende in campo determinata, conscia di aver bisogno di una partita pressoché perfetta sia tatticamente  che tecnicamente per avere la meglio sugli Irlandesi, favoriti dai bookmakers e mai battuti dagli azzurri da nell’era  6 Nazioni.

Nella prima frazione di gioco, gli azzurri tengono testa ai più quotati avversari: la mischia, seppur non dominante come contro la Russia e gli USA, tiene bene sia in mischia che nelle rimesse laterali; la difesa (purtroppo lontana parente di quella eroica sfoggiata dagli azzurri nell’ultimo 6 Nazioni) riesce comunque a imbrigliare le trame di gioco dei verdi, che pur avendo il pallino dell’incontro , non riescono a prendere il largo nel punteggio. Il primo tempo si chiude sul 9 a 6 per gli Irlandesi. Grandi protagonisti della prima frazione sono i calciatori di entrambe le squadre, rispettivamente  il veterano O’Gara (schierato al posto del giovane Sexton proprio in virtù della sua abilità al piede, di fondamentale importanza quando le partite sono combattute sul filo del punteggio) ,autore di 3 calci, e Mirco Bergamasco, che piazza in mezzo ai pali per 2 volte.  

Alla fine del primo tempo accadono però due episodi, destinati a segnare in maniera nettissima la partita e purtroppo l’intero mondiale degli azzurri. Il pilone Martin Castrogiovanni  (forse il migliore al mondo nel suo ruolo) e il mediano d’apertura Luciano Orquera sono costretti a lasciare il campo causa infortunio.  La sostituzione di Castrogiovanni con Lo Cicero priva la mischia di uno dei suoi  leader più carismatici, mentre il giovanissimo Bocchino, sostituto di un Orquera ordinato, sarà uno dei protagonisti in negativo della seconda frazione. Dopo l’intervallo i verdi cambiano marcia, mentre gli azzurri restano un pò spaesati. Pian piano l’Irlanda prende il sopravvento nelle fasi statiche(mischie e touche ndr) e la sua azione offensiva diventa sempre più incisiva. La difesa azzurra, mai avanzante e sempre in difficoltà nello scontro fisico, soffre sempre più fino a capitolare dopo pochi minuti. E’ il capitano Brian O’Driscoll a portare in vantaggio i verdi dopo 6 minuti, con una splendida meta, nata però da un errore difensivo piuttosto netto di Bocchino, non ancora pronto per i massimi palcoscenici ovali. La prima marcatura dell’Irlanda mette a nudo tutte le debolezze, tecniche e psicologiche, della squadra azzurra, incapace di reagire e cercare di ribaltare il punteggio. L’ultima mezz’ora è una sofferenza atroce, sia per gli atleti in campo, sia per gli appassionati, perfettamente consci che quella meta aveva segnato il break decisivo dell’incontro.

La mischia, elemento chiave della squadra italiana, perde di lucidità e forza. L’Irlanda non può che dilagare sfruttando lo sfaldamento della difesa azzurra, e mette al sicuro il punteggio con altre due mete, entrambe realizzate da  Earls,per il definitivo 36 a 6. Si chiude così nel peggiore dei modi l’era Nick Mallet, controverso ct sudafricano che non è riuscito nell’impresa di portare gli azzurri fra le prime otto squadre al mondo.  L’Italia è apparsa la lontana parente della squadra che al 6 Nazioni aveva sconfitto la Francia e fatto tremare la stessa Irlanda al Flaminio. La difesa, tradizionale punto di forza degli azzurri, non è stata all’altezza della fama, e sono emersi  tutti i limiti mentali di una squadra esperta ma incapace di ribaltare il risultato quando in svantaggio. Ora la gestione della squadra passa al francese Brunel, ex head coach del Perpignan, una delle squadre francesi più forti e vincenti degli ultimi anni. A lui il compito di rifondare una squadra ormai giunta alla fine del ciclo, partendo dai giovani più promettenti (Gori, Derbyshire e Benvenuti su tutti).  E chissà che non riesca a centrare l’obiettivo che i suoi predecessori hanno sempre mancato (l’Italia è sempre andata molto bene con i coach d’oltralpe). Lo scopriremo fra 4 anni.

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