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Dewey Bozella: 26 anni in prigione da innocente. E’ un campione dei diritti umani

NEW YORK – Dewey Bozella, 52 anni, ne ha trascorsi 26 in prigione per l’omicidio di un’anziana nello Stato di New York, delitto che non ha mai commesso e del quale è stato dichiarato innocente nel 2009.

Era una promessa della boxe e ha dovuto rinunciare ai suoi sogni per un’interminabile pena nel carcere di Sing Sing, dove ha continuato ad allenarsi fino a diventare campione del famigerato istituto penitenziario. Subì la prima condanna a causa di due testimonianze inattendibili, piene di contraddizioni e sebbene la giuria gli avesse offerto la libertà in cambio di una confessione lui aveva continuato a professarsi innocente. Laureatosi in prigione, Dewey Bozella non ha mai rinunciato al sogno del ring e sabato prossimo sfiderà il campione dei pesi piuma Larry Hopkins. ”Salirò sul quadrato per dare il cento per cento di me stesso,” ha dichiarato, “e quindi proseguire la mia vita da uomo libero. Nessuno dovrebbe rinunciare ai propri sogni. Riguardo alla mia lunga prigionia, non voglio mancare di rispetto ai tribunali ma il sistema giudiziario dovrebbe essere più giusto. Se i magistrati sono giusti, allora chi è innocente vince”.

 

La vicenda di Dewey Bozella ci fa pensare alle migliaia di verdetti emessi nelle corti italiane con superficialità, attraverso processi basati sulle simpatie, i pregiudizi le opinioni personali del giudice, senza indagini serie né prove. Tanto, il magistrato sa che di fronte a qualsiasi errore, di fronte a qualsiasi danno causato alla vittima di un processo iniquo, egli non risponderà delle sue azioni, dei suoi pregiudizi, dei suoi errori. Perché in Italia i giudici sono investiti di un potere di vita e di morte sugli imputati: un potere che sembra sopravvissuto a un inquietante medioevo. Poco importa loro se persone innocenti o colpite da punizioni eccessive finiranno in carceri sovraffollate e disumane, dove molte di loro compiranno atti di autolesionismo, anche estremo. E’ un problema che esiste anche in altre nazioni, ma che da noi raggiunge punte di una gravità inaudita e costituisce l’origine delle più gravi violazioni dei diritti delle minoranze e dei cittadini poveri. Vai, Dewey, tifiamo per te e anche se non riuscirai a vincere il muro spietato dell’età, che per un pugile è il limite invalicabile, per noi che difendiamo i diritti umani sei il Campione del Mondo!

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