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Sei anni fa, l’uccisione di Franceso Fortugno. Un omicidio ancora senza mandanti

COSENZA – Il 16 ottobre 2005 Francesco Fortugno venne ucciso con cinque colpi di pistola calibro 9, esplosi da distanza ravvicinata nell’androne di Palazzo Nieddu, a Locri, nel Reggino, dove era stato allestito il seggio per le elezioni primarie del candidato premier dell’Unione.

Un agguato in piena regola per un ‘delitto eccellente’, compiuto con estrema freddezza, in un luogo affollato nel centro cittadino, mentre Fortugno stava parlando con altre persone dopo che si era recato al seggio per votare. E per ricordare questo tragico avvenimento che ha segnato la politica calabrese e non solo, domani a Locri sono in programma una serie di iniziative.

A partire dalla deposizione di una corona di fiori da parte del vicepresidente del Senato Vannino Chiti, alle 9,45, proprio nell’androne di Palazzo Nieddu, dove fu ucciso Fortugno. A seguire nel palazzo della cultura del Comune di Locri, è prevista la tavola rotonda sul tema «Francesco Fortugno: cittadino d’Italia», con la partecipazione, oltre allo stesso Chiti, di Guido Crosetto, sottosegretario di Stato alla Difesa; Guido Calvi, consigliere del Consiglio superiore della magistratura; Piero Grasso, procuratore nazionale Antimafia. L’iniziativa sarà moderata dalla giornalista Tiziana Ferrario, con un intervento dell’attrice Serena Autieri e il coinvolgimento degli studenti che ricorderanno Fortugno. A conclusione, nella Cattedrale di Locri, è in programma una messa di commemorazione celebrata dal vescovo della diocesi di Locri-Gerace, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini.
Fortugno venne ucciso all’età di 54 anni, pochi mesi dopo la sua elezione in Consiglio regionale per la quale aveva preso un periodo di aspettativa dal pronto soccorso del’ospedale di Locri, dove era primario. Ha lasciato due figli e la moglie, Maria Grazia Laganà, oggi parlamentare del Partito democratico. Per il suo omicidio la Corte d’Assise d’Appello di Locri ha inflitto quattro ergastoli ad Alessandro Marcianò e Giuseppe Marcianò, che avrebbero assoldato Salvatore Ritorto (esecutore materiale) e Domenico Audino (fiancheggiatore) per l’omicidio. I Marcianò erano stati indicati dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria come i mandanti dell’assassinio. Assassinio su cui è rimasto, comunque, l’alone di un livello più alto, sul quale la vedova Fortugno chiede da anni di fare luce.

«In occasione del sesto anniversario dell’assassinio di mio marito, vogliamo lanciare un messaggio di speranza per il nostro Paese e indicare una via da seguire in questo momento di estrema difficoltà: la legalità sia il collante dell’Unità nazionale». A sostenerlo è Maria Grazia Laganà Fortugno, deputata del Pd e vedova di Francesco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria ucciso il 16 ottobre del 2005 a Locri. «L’Italia, che quest’anno celebra il 150 anniversario della sua unificazione – aggiunge Maria Grazia Laganà – è oggi paralizzata dalla crisi politica, provata dall’instabilità dei mercati finanziari e, soprattutto, attraversata da mille tensioni e pericolose spinte secessioniste. Abbiamo così pensato di commemorare Franco non solo per omaggiare la sua figura trasparente, ma anche per sottolineare l’esigenza di una maggiore coesione nazionale, raccogliendo la sollecitazione che, in questa direzione, il presidente Napolitano ha sempre rivolto agli italiani nel corso di quest’anno. Legalità e giustizia, quella giustizia che io chiedo venga fatta sino in fondo, fino all’ultimo livello dei mandanti dell’omicidio di Franco, sono i principi che devono ispirare e orientare i comportamenti nella realtà socio-politica, soprattutto in Calabria».
Giulia Fresca

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