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Romaeuropa Festival: Trisha Brown e l’ Accumulation della danza

ROMA – Il Romaeuropa Festival, mette assegno un altro colpo, scegliendo ancora una volta per la sua 26°edizione partita il 7 Ottobre e che terminerà il 30 novembre, nomi di rilievo del panorama artistico mondiale solo per citarne alcuni: Jan Fabre, Peter Brook, Saburo Teshigawara e Llyod Newson.

La nostra attenzione però è catturata da una delle icone della danza mondiale che con intelligenza, stile e ricerca ha saputo cambiare la concezione della danza: Trisha Brown. La celebre compagnia della coreografa americana si esibirà come nelle migliori tradizioni, in cui l’arte non conosce confini e tutte le sue discipline si mescolano si contaminano e si accrescono a vicenda, al MAXXI (Museo Nazionale delle arti del XXI secolo). Dall’altronde la Brown è conosciuta per la sua spasmodica ricerca di location non convenzionali e strane: parchi, giardini, gallerie d’arte, garage e anche tetti! Si proprio tetti come nel caso dello spettacolo Roof Piece in cui la compagnia danzava sui tetti di Soho, di altro genere fu Walking on the Wall dove questa volta i ballerini giocando e lottando con il peso e la gravità danzavano perpendicolarmente alle pareti del Whitney Museum.

Il Maxxi, l’avveniristica sede progettata dall’architetto anglo-irachena Zaha Hadid, ospiterà il 18,19 e 22 ottobre Early Works, uno spettacolo excursus sui primi lavori della coreografa. Un percorso artistico e coreografico rivisitato e modificato negli anni che parte da un comun denominatore: il corpo e il suo movimento. Le coreografie studiate nei minimi dettagli dalla Brown tendono a valorizzare la mobilità e la complessità del corpo umano in rapporto alle coordinate spazio-tempo. I danzatori seppur consapevoli diventano creta nelle mani della Brown, i loro corpi si completano e s’integrano con lo spazio, per poi abbandonarlo e diventare quasi evanescenti. Essi si lasciano guidare in una coreografia che si costruisce poco a poco, passo dopo passo, movimento dopo movimento.

Fulcro di questa “accumulazione di movimenti” sarà proprio “Accumulation” in cui i danzatori sulla musica Uncle John’s Band dei The Grateful Dead aggiungeranno alla coreografia un gesto dopo l’altro, uno per volta, ripetendo tutta la sequenza che man mano aumenterà. Prime italiane saranno “Leaning duets” I e II durante le quali si potranno vedere i ballerini camminare tenendosi per le braccia e guidarsi reciprocamente con comandi vocali. Un’asta di circa 3 metri invece sarà la co-protagonista di movimenti coreografici e ginnici di Stick I, II e IV. La Brown è stata ed è una visionaria della danza e ha saputo stravolgerne i canoni classici per poi ricomporli a suo piacimento, permettendo alla danza stessa di vivere una nuova era e di restare al passo con i tempi e con le esigenze di una società in continuo mutamento. Analizzando in profondità il grande lavoro di ricerca svolto dalla compagnia s’intuisce quanto questi lavori coreografici siano l’espressione dell’animo umano: l’accumulazione dei gesti delle coreografie che partono dall’immobilità e l’essere protagonisti dello spazio rappresentano la consapevolezza di se stessi e l’accettazione del proprio corpo, la riappropriazione degli spazi e la conquista di nuovi rappresentano quella forza che spinge l’uomo a sognare e che lo porta a cercare l’altrove.

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