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Disagi estremi e patrimoniale per le persone non autosufficienti e le loro famiglie

Documento dettagliato presentato dalla Fish in Parlamento

ROMA – Un documento estremamente dettagliato sull’impatto della riforma assistenziale in discussione in Parlamento sulle persone con disabilità e non autosufficienti è stato presentato alla Commissione Affari Sociali della Camera dalla FISH, Federazione Italiana Superamento Handicap. La tesi sostenuta è che “il disegno di legge delega sulla riforma assistenziale è inemendabile nei contenuti, nella forma, nelle finalità e nei metodi”.

E’ da sottolineare che il Governo in agosto ha ritenuto iniquo un contributo di solidarietà del 3% per persone con redditi superiori a 90.000 euro, per cui ha alzato la soglia a 300.000 euro. Il loro contributo sarà pari a 0,3 miliardi su oltre 140 miliardi di manovra.
Nel rapporto la Fish documenta  invece l’impatto dei tagli previsti per i disabili, pari a circa 40 miliardi (4 miliardi nel 2012, 16 nel 2013 e 20 nel 2014).
Al momento le persone disabili e non autosufficienti percepiscono una pensione di invalidità di poco più di 250 euro mensili, se hanno un reddito personale annuo inferiore a 15.000 euro, senza tenere conto del reddito familiare e del loro patrimonio.
In più le persone non autosufficienti con grave disabilità godono di una indennità di accompagnamento, pari a poco più di 450 euro mensili, senza limiti di reddito, e di alcune detrazioni fiscali ( per ausili, per la badante, per le famiglie con figli disabili, ecc).
Questi sostegni, benchè coprano solo in piccola parte il costo sostenuto dalle famiglie che assistono persone con grave disabilità, sono ora a rischio.
La riforma prevede infatti il “riordino dei criteri, inclusi quelli relativi all’invalidità e alla reversibilità, dei requisiti reddituali  e patrimoniali, nonché delle relative situazioni a carattere personale e familiare per l’accesso alle prestazioni socio-assistenziali”. Quindi si terrà conto del reddito personale (per le pensioni di invalidità è già previsto, ma non è chiaro se si prenderà in considerazione anche il reddito familiare) e della situazione patrimoniale.
E’ da sottolineare che, in base all’ultimo bilancio sociale INPS disponibile, l’indennità di accompagnamento è erogata per oltre il 74% a persone con oltre 65 anni di età. Quasi il 50% dei titolari ha più di 80 anni. Anche per questo la riforma assistenziale è stata stroncata persino dalla Corte dei Conti, che ritiene incomprimibili le spese per i non autosufficienti.
E’ assurdo che si richiedano tutti questi sacrifici ai disabili, facendo gravare ancora di più la loro assistenza sulle famiglie già in stato di disagio estremo. Basti pensare allo stress e ai costi umani di chi deve assistere persone con disabilità mentale, sensoriale o fisica, che si troveranno ancor di più in difficoltà soprattutto quando non potranno più godere del supporto continuo dei loro familiari.

Nello stesso tempo non si toccano privilegi e grandi ricchezze, se non marginalmente.
Inoltre in quasi tutti i paesi europei è previsto un reddito minimo garantito per tutti i cittadini, come è stato confermato anche dalla Banca d’Italia, mentre nel nostro paese si toglierebbe quasi ogni sostegno anche ai disabili. Ciò non risulta sia avvenuto in altri paesi europei, nemmeno in Grecia.

Queste decisioni sono state molto favorite dalla una campagna sui falsi invalidi. Si è sostenuto irresponsabilmente che da controlli sarebbero risultati all’incirca uno su quattro, ma la notizia è stata smentita clamorosamente dal Ministro Sacconi, rispondendo qualche giorno fa alla Camera ad una interrogazione della Lega. Dopo 200.000 controlli hanno revocato il 10% delle prestazioni, ma chi finora ha fatto ricorso ha vinto nel 67% dei casi.
Si colpiscano pertanto con severità i fasi invalidi e chi li supporta, ma senza ledere i diritti delle persone non autosufficienti, sanciti anche dalla Costituzione.
E’ da sottolineare, al riguardo, che la legge 328/2000 prevede che “La Repubblica assicura alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali, promuove interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza, previene, elimina o riduce le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia, in coerenza con gli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione” (articolo 1 comma 1, legge 328/2000).
Il futuro delle persone con disabilità e delle loro famiglie, che stanno seguendo con estrema preoccupazione queste manovre, dipende ora dalle decisioni di pochi parlamentari, ma anche di chi è in grado di influenzarle. Un ruolo di estrema importanza lo avranno anche i media.  Spero che alla fine prevalgano i valori della solidarietà e della giustizia sociale e che questa riforma iniqua venga ritirata.

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