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USB: le ragioni della protesta di 500 mila persone. Altro che legge reale. IL VIDEO

ROMA – L’USB tra i promotori della Manifestazione del 15 ottobre, apre ad una riflessione profonda lanciando una dura accusa a quella parte di politica che in modo strumentale sta utilizzando  la violenza sfociata nella manifestazione del 15 ottobre per vietare il diritto a protestare. 

Non aspettavano altro che una giornata di gravi incidenti, molto simili per intensità a quelli che ogni domenica fanno da contorno alle partite di calcio in tutti gli stadi Italiani, per ritirare fuori l’anima ‘forcaiola’ e antidemocratica- si legge in una nota dell’organizzazione. Le Dure parole sono rivolte alla proposta dell’ex magistrato di Pietro di adottare misure speciali fino ad arrivare al ripristino della Legge Reale. La critica è rivolta anche al sindaco Alemanno che ha deciso di vietare ogni manifestazione nella zona della capitale dove ci sono i palazzi del potere, Campidoglio compreso. Proprio mentre vara il nuovo piano casa, fatto di speculazione edilizia, privatizza i nidi, aumenta il biglietto dell’autobus- chiarisce USB-a fare per primi le spese di questa direttiva repressiva sono la manifestazione dei lavoratori Fiat del 21 ottobre e tante altre iniziative di risposta alla crisi che ogni giorno si sviluppano nella città di Roma.

Seppure sia drammaticamente vero che nella manifestazione di sabato è prevalsa la violenza sulla ragione, la distruzione sulla passione e sul conflitto sociale, non si può rappresentare in modo strumentale la giornata del 15 ottobre solo come un problema di violenza, tralasciando le ragioni che hanno spinto 500 mila persone a scendere in piazza per rappresentare la propria indignazione verso un sistema socio-economico che sta mettendo in ginocchio intere Nazioni.

Chi cerca di interpretare quella che è stata per partecipazione una delle più grandi manifestazioni degli ultimi anni esclusivamente come un “grande problema di ordine pubblico”  lo fa strumentalmente-ammonisce USB- per evitare di parlare dei problemi di milioni di famiglie che con il loro salario, la loro pensione o la loro cassa-integrazione non ce la fanno ad arrivare neanche al 15 del mese. Di giovani e di precari che non hanno davanti nessun futuro ed a stento riescono a far fronte al presente. Noi non ci stiamo a questa lettura della realtà che vuole nascondere sotto il tappeto le storture di un meccanismo economico e finanziario che sta triturando lo stato sociale e qualsiasi concetto e valore di solidarietà umana, immolando milioni di persone al “dio mercato”.

Il 15 ottobre decine di migliaia di persone, di lavoratori, precari, pensionati, migranti, hanno sfilato dietro le parole d’ordine “Noi il debito non lo paghiamo”. Il monito non era  rivolto esclusivamente al governo Berlusconi, ma  ad un sistema generale che è la causa della crisi  che sta provocando povertà, precarietà e assenza di prospettive per il futuro.
Più volte le parole d’ordine sono state gridate a piena voce dagli indignati, a ricordare la profonda denuncia al modello socio-economico voluto dalle banche. Una “dittatura” –precisa l’USB – che si è manifestata ultimamente con estrema violenza istituzionale nella lettera di Mario Draghi e del presidente della Bce, Jean-Claude Trichet che hanno imposto condizioni, tempi e modalità delle misure economiche di uno stato sovrano, in nome e per conto dei “mercati” e di chi dietro a questo paravento continua a fare profitti.
USB, insieme a tante altre realtà sindacali, sociali, studentesche e politiche avrebbe dovuto occupare Roma in modo pacifico, accampandosi nelle piazze, montando tende e rimanendoci a dormire. L’obiettivo era di parlare con la gente ed aprire delle assemblee pubbliche.

Purtroppo l’epilogo della giornata è stato differente, tuttavia, la parte pacifica della manifestazione è comunque riuscita ad andare avanti nel corteo.
Certamente, il giudizio negativo all’uso della violenza non può prescindere da una più profonda riflessione sulle falle aperte da una politica assente e sulla latitanza di una parte del sindacato che ha mancato nel suo ruolo di difesa dei diritti.
E’ con quest’assenza che convivono ogni giorno i lavoratori, i precari, i migranti, i cittadini. Un buco nero che a volte diventa desolazione e disperazione.
Viene da domandarsi se per sanare questa falla sia sufficiente l’approvazione di leggi ad hoc, che dietro la tutela dell’ordine pubblico, rischiano di togliere il diritto di ogni cittadino a manifestare il proprio dissenso.

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